Ferrara al banco di prova: il consiglio torna in aula

Oggi pomeriggio si riunisce l’assise: Giannini e Cassarino sugli scranni della giunta Il sindaco davanti a polo civico e De Cesare dopo la mancata nomina di Di Giovanni
CHIETI. Sindaco, consiglieri e assessori “vecchi” e nuovi arrivano finalmente dopo più di 40 giorni al banco di prova: si torna oggi, alle 17,30, in Consiglio, il primo del 2024. Una seduta che, secondo quanto scritto nella convocazione a firma del presidente dell’assise civica Luigi Febo, sembra essere tranquilla. All’ordine del giorno c’è un solo punto e da discutere ci sono quattro interrogazioni presentate da due consiglieri dell’opposizione. Ma, in realtà, lo scenario è ben più complesso: al pettine verranno infatti i nodi che hanno portato l’amministrazione del sindaco Diego Ferrara a rallentare la routine amministrativa. Una debolezza diventata ovviamente terreno fertile per l’opposizione: qualche giorno fa sul tavolo del prefetto Mario Della Cioppa è arrivato l’esposto di Serena Pompilio (Azione politica) che ha denunciato «gravi irregolarità sulla funzionalità del Consiglio e violazioni del principio di trasparenza amministrativa».
Ma c’è di più: oggi si torna in aula con due nuovi ingressi in giunta: ci sono Alberta Giannini con la delega al Sociale e Massimo Cassarino che debutta in aula con la delega alle Partecipate. Tra i nuovi ingressi c’è anche il consigliere Aldo Grifone che entra in surroga di Giannini. Proprio lui è al centro dell’unico punto all’ordine del giorno: il consiglio dovrà ufficializzare la surroga. Un provvedimento che ha scatenato l’opposizione: è stato il consigliere Maurizio Costa (Forza Chieti) a informare con una missiva il prefetto sul ritardo dei tempi per la surroga. Ma, se la maretta sembra essere stata scatenata solo dall’opposizione, è bene ricordare anche le frizioni in maggioranza, a partire dal braccio destro del sindaco. Ferrara, questo pomeriggio si troverà in aula davanti ai consiglieri del polo civico, capitanati dal leader e vicesindaco Paolo De Cesare, andati su tutte le furie per la mancata nomina in giunta di Filippo Di Giovanni, consigliere del Pd. «È una mancanza di rispetto per le persone e per i ruoli: sono il vicesindaco e non sono stato informato delle nomine», aveva detto De Cesare, «non è corretto sapere queste cose dalla stampa. Sono metodi dispotici che non rispecchiano i rituali della politica». E per Ferrara oggi è il banco di prova, sempre a patto che non salti il numero legale in aula.

