Ferrara centra il ribaltone: ora cambierò il Comune

Il centrosinistra e il polo civico di De Cesare battono Di Stefano con tremila voti di scarto Il dottore: «Guiderò la città solo per 5 anni». Il giovane imprenditore sarà vicesindaco
CHIETI. Domenica è andato a dormire con una certezza: «Pensavo che sarebbe stato un testa a testa ma che, alla fine, avrebbe vinto lui, Fabrizio Di Stefano». Poi, alle 15.15 di ieri, è cambiato tutto: i primi dati su Rete8, i messaggi dei rappresentanti di lista su Whatsapp, le telefonate a ripetizione, compresa quella del sindaco uscente Umberto Di Primio. Il ribaltone non è stato un sogno: Diego Ferrara, medico di 66 anni e consigliere comunale uscente di opposizione, ha battuto Di Stefano e il suo curriculum di 40 anni in politica, dai primi passi nel Fuan fino al Parlamento: è finita 55,85% per Ferrara contro il 44,15% di Di Stefano, il candidato spinto da Matteo Salvini in persona con 4 visite in un pugno di mesi. In un ballottaggio con i seggi deserti – hanno votato 22.780 persone a fronte di 44.112 aventi diritto (51,64%) – Ferrara ha preso 12.403 voti, Di Stefano 9.806. «I numeri ci hanno dato ragione», dice il “dottore”, così lo chiamano tutti, che prenderà in mano un Comune indebitato fino al collo almeno fino al 2049: «Per prima cosa farò una ricognizione sui conti, poi si vedrà», dice Ferrara senza promettere mare e monti mentre abbraccia la moglie Maria Antonietta. È una vittoria in tandem: Ferrara ha capovolto il risultato del primo turno grazie all’apparentamento con il polo civico di Paolo De Cesare e all’appoggio esterno del M5S. «De Cesare, probabilmente, sarà il vicesindaco», dice adesso Ferrara. Ma l’accordo è già fatto: in giunta ci sarà anche Manuel Pantalone, il più votato delle liste del giovane imprenditore.
Dopo 10 anni con Di Primio, ha vinto la nuova proposta di un centrosinistra che sterza verso il centrodestra?
«I cittadini avevano necessità di cambiare non soltanto le persone ma un modo di fare politica. La precedente giunta è stata immobile, indifferente e autoreferenziale: immobilismo di fronte agli evidenti problemi della città tanto che mi sono sempre chiesto se gli ormai ex consiglieri di maggioranza e gli assessori vivessero a Chieti; indifferenza verso la minoranza che ha sempre portato avanti istanze condivisibili come accaduto sul bilancio quando Di Primio e i suoi, a un passo dal baratro, ci hanno dato dei “menagrami” e ci hanno sbeffeggiato; noi non saremo autoreferenziali e accoglieremo le proposte perché Chieti è esausta delle divisioni».
È stata anche una sconfitta dell’amministrazione uscente?
«Per i residenti, quelle persone non erano più credibili al governo della città».
Di Stefano ha perso: come legge un distacco del genere (2.597 voti)?
«La città ha promosso la mia figura e non quella di Di Stefano. Fino all’ultimo pensavo che vincesse il centrodestra, invece, è andata così e ora sono felicissimo: rinnovo a Fabrizio l’invito a collaborare per un lavoro proficuo per il bene della nostra città senza alcun steccato ideologico. Mi ha dato fastidio che in tanti l’hanno tacciato di non essere un teatino doc: è una stupidaggine».
L’ha ripetuto ogni giorno: in Comune si comporterà da un buon padre di famiglia?
«Da oggi, oltre che dei miei tre figli e dei 4 miei nipoti mi occuperò anche dei 50mila teatini e sarò il sindaco di tutti, poco ma sicuro».
Avrà anche un altro figlio: De Cesare sarà vicesindaco?
«Probabilmente sì. Io, lo dico una volta per tutte, farò il sindaco soltanto per 5 anni: alla fine del mandato avrò 72 anni, sarò anziano e passerò volentieri il testimone ai più giovani. Comunque prometto che questi 5 anni saranno di intenso lavoro a favore dei miei concittadini. Con De Cesare c’è stata una comunanza di programmi – decoro urbano, viabilità e parcheggi, attenzione alle fasce vulnerabili – che potremo attuare senza dispersione di soldi. Non ci saranno problemi per comporre la giunta: sarà pronta in un paio di settimane».

