Ferrara: «Chiudo il parco fluviale Stop all’abbandono dei rifiuti»

27 Giugno 2021

Il sindaco e gli assessori Zappalorto e Rispoli: «Sappiamo che è una delle zone più a rischio della città In attesa che la Regione ripristini i fondi per la bonifica, l’unica strada da seguire è mettere i lucchetti»

CHIETI. «A giorni chiuderò l’area del parco fluviale». L’annuncio del sindaco Diego Ferrara arriva dopo il servizio del Centro sul degrado nella zona alle spalle del centro commerciale Megalò: la striscia di terra che costeggia il fiume Pescara è ormai una gigantesca discarica a cielo aperto ed è diventata meta anche di incontri sessuali, oltre che il luogo scelto da gruppi di sbandati per trascorrere pomeriggi e serate all’insegna di alcol e droga. «Una delle prime cose fatte al momento dell’insediamento è stato il censimento di tutte le aree a rischio ambientale della città», spiegano il sindaco e gli assessori ad ambiente e lavori pubblici Chiara Zappalorto e Stefano Rispoli. «Sul parco fluviale si è subito concentrata la nostra attenzione per due ordini di ragioni: parliamo di una zona dal delicato equilibrio idrogeologico, essendo a ridosso del fiume e a un passo dalle principali arterie di comunicazione. Per questo, l’amministrazione ha aderito al contratto di fiume, al fine di studiare soluzioni di prospettiva per il recupero e la fruibilità di quell’area».
Ma c’è anche un altro problema: «Il parco fluviale ricade poi nel bel mezzo del sito d’interesse regionale per il carico di inquinamento che custodisce e su cui la Regione è deficitaria e latitante: non solo a oggi non ha avviato alcuna bonifica, ma non ha ancora ripristinato i fondi individuati allo scopo dal Masterplan dell’ex giunta guidata dal governatore Luciano D’Alfonso, ovvero 10 milioni fra Chieti Scalo e il Sir di Montesilvano, che l’attuale governo regionale ha deciso di deviare su altre destinazioni. Senza risorse che consentano almeno la messa in sicurezza di quei siti, resta difficile immaginarne il recupero al momento, per questo faremo pressing sull’ente perché riattivi le risorse al più presto. È un’area che continua a inquinare per i metalli pesanti interrati e derivanti dall’attività industriale del passato, come riferisce l’Arta nelle carte ufficiali e che ha suscitato anche prese di posizione affinché abbia dalla Regione l’interesse che merita, l’ultima del capogruppo Pd in consiglio regionale Silvio Paolucci. In superficie si sono aggiunti cumuli e discariche abusive, anche di materiali tossici e speciali. Su questa zona, da ottobre abbiamo incentivato la frequenza dei controlli, verificando anche una consistente diminuzione degli abbandoni sul lungofiume e le rimozioni, come accadrà la prossima settimana da parte di Formula ambiente sui materiali abbandonati, fra cui ci sono rifiuti che bisogna rimuovere secondo precisi protocolli, perché tossici».
Tutto questo, come assicurano dal Comune, è comunque destinato a finire: «In attesa che l’iter della bonifica venga riavviato, a giorni chiuderemo l’area, in modo da non consentirne più l’abuso. Accelereremo l’istituzione di sistemi di sorveglianza mirati a far cessare il fenomeno delle discariche abusive e dell’abbandono di rifiuti speciali, perché si tratta di reati gravi. Chi continuerà a farlo sarà rintracciato e punito».