Ferrara e la Corte dei conti: «Nessuna paura, io a testa alta Sono pronto a ricandidarmi»

Il primo cittadino dopo la richiesta di condanna: «Dimostrerò il mio buon operato È strano che nel mirino sia finito solo l’organo politico e non amministrativo»
CHIETI. Sindaco Diego Ferrara, la procura regionale della Corte dei conti ha chiesto la sua condanna al pagamento di 84.750 euro per danno erariale, nonché all’interdizione dalla funzione per dieci anni, dopo il dissesto finanziario dichiarato dal Comune di Chieti.
«Sono tranquillissimo. In questo caso, il proverbio “Male non fare, paura non avere” è quanto mai appropriato. Al momento del mio insediamento ho trovato il Comune nella situazione di una barca che stava affondando, sommersa da un oceano di debiti. Avevo solo due alternative davanti».
Ovvero?
«Il capitano della nave in questi casi cosa fa? Finisce di affondare l’imbarcazione o cerca di salvarla? Ho optato consapevolmente per la seconda soluzione, non perché mi ritenessi più bravo degli altri: pur essendo in una situazione disperata, la mia città aveva diritto a una chance. Certo, sarebbe stato più comodo chiedere subito il dissesto: se lo avessi fatto, adesso non sarei nella paradossale situazione di essere punito per aver cercato di salvare nave ed equipaggio».
Che cosa le fa più male?
«Essere paragonato a chi quella nave e quell’equipaggio aveva lentamente e proditoriamente, negli anni precedenti, mandato a picco. Ma l’etica umana e politica o la possiedi o no. Detto questo, accetto serenamente e a testa alta di percorrere la strada che mi aspetta, per dimostrare non solo la mia buona fede ma, soprattutto, il mio buon operato».
In base alla contestazione della procura contabile, lei e l’assessore al Bilancio Tiziana Della Penna avete “contribuito a compromettere in maniera irreparabile gli equilibri della gestione finanziaria, elaborando un piano di riequilibrio finanziario pluriennale assolutamente privo di misure atte a sostenere la realizzabilità in concreto della riduzione del disavanzo dell’ente”.
«Questo è un problema riguardante anche, e forse soprattutto, la parte amministrativa dell’ente. Dai circa 100 milioni di euro trovati di deficit – di cui 78 per i continui anticipi di cassa, che la stessa Corte dei conti ha rilevato, e 19 di contenziosi – noi siamo scesi a 60 milioni, in un anno e mezzo di lavoro. Le premesse per le quali il nostro piano di riequilibrio potesse essere approvato c’erano tutte. Ciò che mi sembra strano è che l’attenzione della procura della Corte dei conti si sia concentrata solo sull’organo politico e non su quello amministrativo, a cui, fondamentalmente, spettavano la redazione e la messa in opera delle misure di risanamento. Ma sia chiaro che io non voglio scaricare alcuna responsabilità».
Tra le richieste del pm, c’è quella di renderla incandidabile per i prossimi dieci anni. Cambia qualcosa nei suoi piani, visto che ha annunciato pubblicamente la volontà di ripresentarsi alle prossime elezioni?
«Assolutamente no. Anche in considerazione del fatto che, tra dieci anni, avrò 80 anni e che la mia ricandidatura era ed è tuttora per assoluto spirito di servizio per la mia comunità e non per ambizioni personali che non ho mai avuto. Ho sempre detto che questa esperienza, importantissima per me da un punto di vista umano e cognitivo, non era comunque indispensabile per i miei progetti di vita».
Dunque, l’intenzione di ricandidarsi a sindaco resta?
«Sì».
Il suo predecessore Umberto Di Primio, anche lui destinatario di richiesta di condanna per danno erariale, l’ha chiamata in causa dichiarando testualmente: “Chi ha brandito l’arma del dissesto per usarla contro di noi oggi ne è la prima vittima”. Cosa risponde?
«È una frase senza senso. Primo: “vittima” è un sostantivo che necessita di un giudizio che non ancora c’è. Secondo: ho la leggera impressione che lui sia molto più di me coinvolto in questa situazione. In ogni caso, si tratta di polemiche inutili e sterili: ciò di cui ho meno bisogno in questo momento è mettermi a litigare con Di Primio».

