Ferrara: «Mai più negazionismo»

Il Giorno del ricordo celebrato nel largo intitolato agli italiani vittime delle foibe
CHIETI. Largo Martiri delle foibe ha ospitato ieri mattina la celebrazione del “Giorno del ricordo”, la ricorrenza istituita ne 2004 per ricordare l’esodo degli italiani dai territori passati alla Jugoslavia al termine della Seconda guerra mondiale. All’evento, tra le varie autorità civili e militari, hanno partecipato il sindaco Diego Ferrara, l’assessore Manuel Pantalone e il consigliere Roberto Miscia, che è a capo del “Comitato 10 febbraio”.
«Se il Giorno del ricordo», ha detto il sindaco Ferrara durante il suo intervento, «in memoria dei civili trucidati nelle foibe è una commemorazione dove si fondono pietà umana, condanna degli orrori della guerra, ripulsione verso le atroci ingiustizie che solo il genere umano sa infliggere ai propri simili, è altrettanto giusto e pacificatorio prendere le distanze da ogni negazionismo, da qualunque lato provenga. Renderemo davvero giustizia ai nostri e a tutti i morti, di tutte le guerre, se stimoleremo la ricerca storica portandola nelle piazze e nei luoghi pubblici e saremo costruttori di memoria civile. Sono certo che tutti noi, qui presenti, siamo persone pacifiche e di buon senso, sensibili alla lezione della storia e contrari alla sua strumentalizzazione politica. Questo è uno dei motivi», ha concluso il primo cittadino di Chieti, «che mi vedono qui, ma quello principale è che ritengo sacra e inviolabile ogni vita umana».
«Quest’anno», ha sottolineato Miscia, «ricorre l’80esimo anniversario dell’inizio degli infoibamenti, crimini commessi dai partigiani comunisti slavi ai danni dei nostri connazionali. Il nostro impegno sarà sempre al massimo per commemorare i martiri delle foibe e il sacrificio degli esuli dal confine orientale d’Italia, costretti ad abbandonare terre da sempre italiane. Momenti come questo», ha continuato il presidente del Comitato 10 febbraio, «sono fondamentali per consolidare la verità attorno a una tragedia del popolo italiano a lungo ignorata o quantomeno ridotta nella sua narrazione. Vogliamo restituire non solo dignità agli italiani infoibati, ma soprattutto alimentare nelle giovani generazioni, attraverso la diffusione delle vicende del confine orientale, la speranza di non dover mai più osservare nella storia avvenire eccidi, pulizie etniche e persecuzioni disumane».
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