Ferrara: «Senza il super ospedale la facoltà di Medicina è a rischio»

Il primo cittadino lancia l’appello a Regione e Asl: «Il Dea di secondo livello deve nascere al policlinico In caso contrario, la città perderà anche un indotto di 5mila persone fra studenti, medici e personale»
CHIETI. Senza il super ospedale, Chieti rischia di perdere la facoltà di Medicina e un indotto di cinquemila persone fra studenti, medici e altri professionisti della sanità. A lanciare l’allarme è il sindaco Diego Ferrara, che sottolinea l’importanza per la città del Dea di secondo livello, cioè di un presidio di grandi dimensioni dotato di tutte le strutture previste per gli ospedali di primo livello, nonché di quelle che attengono alle discipline più complesse. A meno di due settimane dal consiglio comunale straordinario sulla sanità, in programma il prossimo 27 giugno, il quadro appare a tinte fosche.
L’ALLARME
«Da una parte», dice Ferrara, «ci sono le voci sull’istituzione di un Dea di secondo livello all’ospedale di Pescara; dall’altra, l’assordante silenzio della Regione e della Asl sul destino del policlinico di Chieti». I due enti, attacca il primo cittadino, «non sanno, o fanno finta di non sapere, che l’ospedale clinicizzato di Chieti, se non diventa Dea di secondo livello o Azienda ospedaliera-universitaria, può perdere la facoltà di Medicina, i corsi di laurea per professioni sanitarie e le scuole di specializzazione: parliamo di cinquemila persone, fra studenti, professori, ricercatori, dottorandi, specializzandi, tecnici, borsisti e assegnisti, che lavorano gratis per la Asl perché pagati dal ministero dell’Università e della ricerca. Lascerebbero la nostra città con tutto quello che ne consegue, sia sulla formazione che sull’indotto nel tessuto sociale».
LE NORME
Ferrara entra nel dettaglio delle norme: «L’università non può esistere nell’ambito di un Dea di primo livello, perché gli studenti e gli specializzandi devono avere a disposizione tutte le tecnologie più avanzate per apprendere e perfezionarsi nelle branche specialistiche». Il Dm 70, meglio conosciuto come Decreto Lorenzin, «specifica che i Dea di secondo livello sono istituzionalmente riferibili alle Aziende ospedaliere universitarie e Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Per salvaguardare la facoltà di Medicina, volano di economia per Chieti, occorre quindi che l’ospedale clinicizzato sia riconosciuto come Dea di secondo livello (visto che il verbale del tavolo di monitoraggio del ministero chiede la sua istituzione, ma non identifica la sua collocazione) o come Azienda ospedaliera universitaria, unificando le funzioni di assistenza, ricerca e didattica come ampiamente previsto dalla legge».
GLI ALTRI PROBLEMI
«A queste criticità», prosegue il sindaco, «si aggiungono quelle strutturali del nostro ospedale. Il policlinico cade a pezzi con finestre rotte, davanzali pericolanti, pavimento dissestato, segnaletica assente, parcheggio inadeguato e sale operatorie insufficienti, tanto per citare i deficit più evidenti. Il restauro è stato già deliberato in Commissione paritetica Asl-Università, nel Collegio di direzione e in Commissione Asl-Università-Regione. Entro il 30 giugno bisognerà presentare i progetti per poter chiedere al ministero i 49 milioni promessi dalla Regione. Qualcuno ne sa qualcosa? Sappiamo a che punto è l’iter? Certo è che domani», conclude Ferrara, «l’assessore Nicoletta Verì verrà ad accertarsi sullo stato dell’arte e le chiederemo notizie che la città non può non avere».
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