Ferrovia, c’è il vertice in Regione: «Il percorso si può modificare»

Convocati per oggi i sindaci di Chieti, Manoppello e Scafa dopo il sopralluogo del presidente Marsilio «Via all’analisi delle variazioni da presentare a Rfi, ma devono essere economicamente sostenibili»
CHIETI. Dopo lo stop al progetto di velocizzazione della linea ferroviaria, la Regione chiama i Comuni interessati per capire se ci sono le condizioni per far ripartire il progetto. La richiesta di incontro della Regione arriva con una lettera a firma del direttore del Dipartimento regionale infrastrutture e trasporti Emidio Primavera: il vertice è fissato per questa mattina alle 11. Contestualmente, alle 9,30, è previsto un incontro con il Comune di Manoppello e, alle 12, con quello di Scafa. All’incontro è prevista la partecipazione del presidente della Regione Marco Marsilio, del sottosegretario alla presidenza della giunta regionale Umberto D’Annuntiis e del direttore generale della Regione Antonio Sorgi. «È esattamente quello che aspettavamo», dice il presidente della commissione speciale sulla ferrovia Vincenzo Ginefra, «la procedura si è bloccata e la Regione ci ha chiamato per vedere di trovare un punto di mediazione. Abbiamo intenzione di riferire tutto alla città nel corso di un consiglio comunale straordinario che faremo sulla ferrovia il prossimo 18 luglio».
I TRE NO DEL COMUNE
Alla conferenza dei servizi sul progetto si siederanno sia i rappresentanti dei Comuni attraversati dal raddoppio che quelli della Regione. L’amministrazione comunale del sindaco Diego Ferrara ha presentato già ben tre pareri negativi sull'opera. Pur avendo confermato di non essere contraria a un migliore e più veloce collegamento ferroviario tra Pescara e la capitale, il Comune ha detto no al progetto redatto da Rete ferroviaria italiana e Italferr. Ma tutti sanno che i pareri negativi di un Comune, pur essendo documenti ufficiali, non pesano quanto la posizione della Regione. Ed ecco perché la richiesta d’incontro si rileva ora strategicamente importante in vista della conferenza dei servizi.
LA CONFERENZA DEI SERVIZI
La richiesta di incontro con il Comune fa seguito al sopralluogo che il presidente Marsilio ha fatto dieci giorni fa in tutti i comuni interessati dal raddoppio, da Scafa ad Alanno, Manoppello, Chieti e San Giovanni Teatino. Un’intera giornata sul territorio – parlando e anche scontrandosi con gli amministratori, i cittadini e i comitati contrari all’opera – che ha segnato una svolta. Pochi giorni dopo, il 22 giugno, Marsilio ha dato lo stop al progetto proprio in vista del parere da esprimere in conferenza dei servizi: «Non possiamo esprimere un parere motivato in questo momento», ha detto, «perché non è ancora nemmeno arrivato il pronunciamento del comitato Via nazionale, che deve pronunciarsi sulla compatibilità ambientale. È incompleto anche il quadro degli atti prodotti da tutte le amministrazioni coinvolte nella Conferenza dei servizi. La Regione è l’ultimo degli enti che si deve pronunciare e lo può fare solo una volta che abbia avuto il quadro completo di tutte le pronunce delle amministrazioni locali e di quelle sovraordinate coinvolte».
LA REGIONE APRE
«In relazione agli interventi in oggetto», si legge nella lettera inviata dalla Regione, «si promuove una serie di incontri coordinati con le rispettive amministrazioni locali interessate, al fine di approfondire tutti quegli aspetti e variazioni – tecnicamente ed economicamente sostenibili – da sottoporre a Rfi per la definizione della relativa intesa». E dunque i tecnici della Regione si dicono pronti a prendere in considerazioni le varianti, purché siano, viene ribadito, «tecnicamente ed economicamente sostenibili». Il Comune di Chieti ha proposto due varianti al progetto originario, chiedendo l’interramento della linea ferroviaria nel tratto che va da San Giovanni Teatino fino a Brecciarola e il dislocamento del raddoppio sulla linea ferroviaria che va verso l'interporto, per quel che riguarda la zona di Brecciarola. Al di là dell’abbattimento degli edifici, il Comune ritiene che il progetto non rispetti né i criteri ambientali, né quelli sociali ed economici.

