Festa del Pd, Pippo Civati riempie e riscalda la piazza

30 Agosto 2014

L’ex candidato alla segreteria nazionale del partito non risparmia critiche a Renzi «Promettiamo una riforma al giorno, ci andrei piu cauto. Miglior alleato è l’umiltà»

LANCIANO. «Se il Pd deve occuparsi della piccola rendita, lasci stare: in questo è più brava la destra. Noi dobbiamo cambiare il mondo». E’ l’auspicio con il quale Pippo Civati lascia, a sera, la Festa dell’Unità del Pd, inaugurata ieri a Lanciano. Dopo quasi vent’anni il centro frentano torna ad essere una vetrina politica, l’unica in Abruzzo in questo scorcio di fine estate. L’ex candidato alla segreteria nazionale del partito, sfidante dell’attuale premier Matteo Renzi, arriva intorno alle 18, in jeans, maniche di camicia e polacchine. Barba lunga e battuta pronta, arriverà sul palco oltre un’ora dopo -insieme ai segretari provinciale, Chiara Zappalorto, e cittadino, Leo Marongiu, quando in piazza Dellarciprete c’è già tanta gente ad aspettare il suo intervento. «Non sono mai stato a Lanciano, ma prima ho fatto un giro della città», esordisce Civati che, in serata, fa tappa anche a Bussi. E dalle emergenze ambientali abruzzesi, la petrolizzazione della costa e la bonifica della discarica più grande d’Europa, parte la chiacchierata con l’esponente Pd, moderata dal giornalista del Centro, Lorenzo Colantonio. «In Italia non si parla di ambiente se non c’è una catastrofe», dice Civati, «l’Abruzzo non è la regione di Razzi, né un interlocutore debole come qualcuno pensa delle regioni più periferiche. Bisogna chiedere un modello diverso di sviluppo: il decreto “Sblocca Italia” contiene ancora autostrade. Ma perché non investire nella riqualificazione ambientale? Invece stiamo tornando indietro, ad esempio sul petrolio. Eppure l’efficienza energetica ci farebbe risparmiare, creerebbe lavoro. L’Italia può scegliere cosa essere». «E’ notizia di oggi che il Paese è in deflazione dopo 5 anni», introduce l’argomento Colantonio. «La situazione è molto grave», risponde Civati, «stiamo promettendo una riforma al giorno, ma ci andrei più cauto. Dico a Renzi che il miglior alleato del coraggio è l’umiltà. I dati economici, bruttissimi, ci invitano a mettere ordine nelle priorità: se il lavoro è una di queste, allora faccio la riforma. Investiamo tutto in questa idea e che sia a favore dei più deboli. Gli 80 euro in busta paga sono stati una mossa forte, ma c’è anche chi non ha lavoro. Il governo Letta era partito con il reddito minimo: spieghiamo all’Europa, dove è una cosa normale, che ne abbiamo bisogno anche noi».

Spesso critico con le scelte del partito e del governo, Civati viene pungolato su Renzi. «Il vero populista rassicurante era Berlusconi», replica, «il rischio di Renzi è la demagogia. Nel Pd spesso sono critico perché non sono messo nelle condizioni di capire: se si deve sostituire Letta, ad esempio, non lo si fa nella notte, a tradimento. Mi piacerebbe un governo Renzi votato da voi», si rivolge alla platea, «dove potete scegliere chi votare, con un programma scritto insieme e sul quale non ci influenza un alleato che non vorremmo. Bisogna avere più rispetto degli elettori». Dopo Civati sul palco i Voina Hen e le Terre del Sud. Oggi la festa del Pd continua su temi regionali con il sottosegretario Giovanni Legnini, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, il deputato Maria Amato e altri esponenti locali.

Stefania Sorge

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