Festa per le Farchie Via ai preparativi

12 Gennaio 2024

Un intero paese attende la 25ª edizione, cambia la location Martedì l’accensione sul colle dove è avvenuto il miracolo

FARA FILIORUM PETRI. A Fara Filiorum Petri è tempo di farchie. La cittadina alle pendici della Maiella si è già fermata in attesa della festa del 16 febbraio, quando si accenderanno le farchie, enormi fasci di canne incendiati in onore di Sant’Antonio e del miracolo che salvò Fara dall’invasione francese. E quest’anno c’è la novità del 25esimo anno: ogni 25 anni cambia la location del rito dell’accensione. Anziché portare le farchie davanti alla chiesa di Sant’Antonio, i fasci di canne vengono trasportati più a monte, sul colle dove secondo la tradizione è avvenuto il miracolo del Santo. Le 16 farchie, insieme alle due farchiette dei bambini delle scuole, si ritrovano alle 13 in prossimità del cimitero e da lì salgono a Colle Selva, in contrada Vicenne, dove all’imbrunire, intorno alle 17, vengono accese. Visto che il posto è meno ampio di quello solito e si trova anche più in alto, spazzato dal vento, le farchie sono più piccole del normale: sono alte 6 metri, anziché 8, e larghe 75 centimetri, anziché 80.
Per raggiungere il posto c'’è da percorrere a piedi circa 4 chilometri, ma la fatica verrà ripagata per intero dalla grande suggestione del rito. Per realizzare le farchie le contrade sono già al lavoro da giorni. «Noi qui a Fara Centro», dice il capofarchia Piero Larovere,«abbiamo iniziato domenica scorsa». Consulente informatico 53enne, Larovere, come diversi compaesani, chiude con il lavoro da quando parte la realizzazione della farchia. «Iniziamo dalla mattina a lavorare tutti insieme», spiega, «qualcuno poi si aggiunge al pomeriggio. Nelle case vengono preparati pasti comuni che si consumano insieme in lunghe tavolate. Molti vanno in ferie. Per quanto mi riguarda, i miei clienti sanno che non devono contattarmi in questo periodo».
Un intero paese si ferma per organizzare la festa più sentita. Quella che riporta alle radici e sa di identità e comunità. Ed è una festa nella festa, perché anche nei giorni di preparazione non mancano musica, allegria, cibo in abbondanza e buon vino. Anche chi non è del paese può partecipare attivamente ai preparativi: la festa è inclusiva, si può benissimo essere “adottati” dalle contrade. Come è accaduto nel caso del fotografo teatino Andrea Milazzo. Sua la foto del manifesto dell'iniziativa.
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