Fiamme e danni anche a Villa Elce Trovata una maglia con la benzina

Dopo l’inferno di domenica scorsa a Sant’Amato, appiccato il fuoco in due punti distinti della contrada Uno dei residenti: «Sono venuti alle 2, poi sono tornati alle 4. Ecco la t-shirt utilizzata come innesco»
LANCIANO. Ancora fuoco e paura nelle contrade lancianesi. Dopo l’inferno di domenica a Sant’Amato e nelle altre frazioni ad ovest della città, la scorsa notte il fuoco è stato appiccato in due punti distinti, ma vicini, di Villa Elce. Alle 2 le fiamme si sono alzate alte in mezzo alle case, svegliando i residenti. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco di Lanciano ha evitato il peggio.
DUE FOCOLAI A Villa Elce il fuoco arriva nel cuore della notte. Sono all’incirca le 2 quando inizia a bruciare un’area comune, vicino all’ex fontana per gli animali, dove alcuni residenti hanno chiesto all’amministrazione di realizzare un parco giochi per i bambini. «Dal rumore sembravano i fuochi d’artificio», racconta un residente, Giovanni Ferrante, «ci siamo svegliati tutti quanti, ma non abbiamo potuto fare granché. Nella fase iniziale avremmo potuto domare anche da noi il rogo, ma di notte non esce acqua dai nostri rubinetti». Nella contrada, in realtà, l’erogazione idrica si interrompe anche di pomeriggio, dalle 14, per tornare a sera, verso le 18. Il fuoco ha così preso piede tra legna, bancali e sterpaglie. «In situazioni come questa non possiamo neanche difenderci, è scandaloso», protesta un altro residente, «fortunatamente sono arrivati subito i pompieri e hanno spento le fiamme. Ma il fuoco è stato appiccato contemporaneamente anche in un altro punto».
L’INNESCO Passando in mezzo alle case, dove i residenti fanno notare a bordo strada erbacce e vegetazione incolta, si arriva a un canneto bruciacchiato. «La prima volta, alle 2, il fuoco non è partito», spiega Giovanni, «ci sono tornati verso le 4». Dopo che i pompieri hanno spento sul nascere il fuoco, il pericolo sembra scampato. E invece no. «Mi sono affacciata fuori casa e ho visto ancora fuoco», racconta Mirella, «abbiamo pensato che avesse ripreso dove era stato spento, invece abbiamo trovato una palla di stoffa, zuppa di benzina». La mostra Franco, che l’ha presa in custodia: in realtà si tratta di una t-shirt di cotone, appallottolata e imbevuta di qualcosa che, all’odore, sembra benzina. Tra le bruciature del fuoco si legge la scritta in rosa: “Hai voluto la bici ora pedala”. «La porteremo ai carabinieri quando faremo la denuncia», promettono i residenti, «è la conferma, se ci fosse bisogno, che gli incendi sono dolosi. Anche una ventina di giorni fa hanno provato a dare fuoco a un altro terreno: la nostra contrada è stata presa di mira».
LA PISTA DEL DOLO È quella che trova più strada in tutti gli ultimi casi di incendi nella zona frentana. Anche per i roghi di domenica scorsa, che hanno interessato Sant’Amato, Madonna del Carmine, San Iorio e in parte Spaccarelli e Costa di Chieti, l’ipotesi dolosa è al vaglio degli inquirenti. I carabinieri forestali, che agli ordini del tenente colonnello Tiziana Altea conducono le indagini, sono tornati il giorno dopo in cerca di tracce e indizi e a raccogliere testimonianze. Il punto dove il fuoco è partito, all’inizio del vallone, verso San Iorio, è di passaggio solo per chi va in campagna. Anche ieri, intanto, i vigili del fuoco sono intervenuti a Sant’Amato, nelle zone bruciate che fumavano ancora. Piccoli focolai che sono stati spenti senza problemi e sui quali, nel pomeriggio, è scesa finalmente anche la pioggia, che da queste parti mancava da mesi.
INCENDI E MANCANZA D’ACQUA «Abbiamo fatto tutto il possibile, aumentando anche l’erogazione della risorsa idrica di 2 litri al secondo e nessuna chiusura notturna», interviene Gianfranco Basterebbe, presidente della Sasi, la società che gestisce gli acquedotti, riguardo alle polemiche per la mancanza di acqua nelle zone colpite domenica dai roghi. «I 2 litri che siamo riusciti ad aumentare per le contrade colpite dagli incendi», aggiunge Pio D’Ippolito, responsabile dell’area tecnica, «sono stati sottratti ad altre zone, che quindi hanno patito problemi maggiori. Anche i vigili del fuoco hanno utilizzato l’acqua potabile così come tante famiglie: è comprensibile data la drammatica circostanza, ma l’effetto è quello di svuotare in tempi brevi i serbatoi».

