Finirono con l’auto nella voragine Dopo due anni niente risarcimento

Moglie e marito vittime dell’incidente in via Ricci si rivolgono all’avvocato contro il Comune Nel 2015 vennero anche ricoverati al Policlinico. L’uomo sbotta: «Non ho fatto io quel buco»
CHIETI. Finiscono nella voragine con la loro auto in corsa, rimangono feriti e la vettura ne esce semidistrutta. Ma dopo quasi due anni il Comune non ha risarcito un solo euro. E' la disavventura accaduta a Domenico Lisi e alla moglie Giovanna Trotta il 13 maggio del 2015, quando finirono in quella buca che si aprì lungo via Ricci. I coniugi che risiedono nella provincia di Foggia stavano viaggiando con la figlia, quel giorno appena uscita da un ricovero nella clinica Spatocco e ad un tratto, vicino all’Istituto tecnico Galiani, sul manto stradale si aprì un buco, probabilmente causato dall'ennesima perdita d'acqua nel terreno, stando a quanto dissero all'epoca i responsabili dell'ufficio tecnico del Comune. La Fiat Bravo di Lisi cadde nella voragine, danneggiandosi, e le persone a bordo subìrono delle lesioni che costarono a marito e moglie il ricovero e diversi giorni di collare: «Abbiamo ancora i postumi dell'incidente» racconta dopo quasi due anni Lisi «15 giorni fa mia moglie ha fatto l'ultima visita e stiamo aspettando il liquidatore. Io, essendo proprietario della macchina, dovei essere risarcito dal Comune di Chieti. Ma dall'assicurazione dell'ente hanno detto che bisogna ancora accertare le responsabilità dell'accaduto». A queesto punto il signor Domenico sbotta: «Ho pensato: sarò stato io allora a fare quel buco? La macchina mia forse aveva un trapano montato sotto. Una situazione demenziale». Fino ad ora, dunque, sembra non ci sia la volontà di risarcire nulla, benché l'incidente sia avvenuto su una strada di competenza comunale: «Già ci siamo salvati per miracolo. Non capisco quali responsabilità da accertare ci siano. E' ridicolo. La responsabilità sarebbe stata certa se fossi morto?», continua Lisi «la macchina si è distrutta. Ricordo che al momento dell’incidente sentimmo un balzo e un rumore tremendo. Mia figlia, appena uscita dalla clinica dopo un’operazione, accusò dolori alla testa. Dopo gli accertamenti scoprimmo che non furono dovuti all'operazione, ma all'urto durante il viaggio». A raccontare la vicenda, poi, è anche l'avvocatessa del signor Domenico, Lucia Falcone: «Il Comune si serve di un'assicurazione. Sono riuscita a parlare del caso con gli addetti degli uffici assicurativi solo pochi giorni fa, dopo aver mandato una mail a gennaio con allegata la relazione medica di parte e anche dopo diverse messaggi di sollecito. Giovedì quindi sono riuscita a parlare con l'assicurazione telefonicamente, dicendo che l'iter degli accertamenti sulle lesioni riportate da Lisi era finito e chiedendo di sottoporre a visita il cliente». Questa sarebbe la risposta della referente della compagnia assicurativa, che la Falcone riferisce: «Non ho risposto fino ad ora perché questo è un sinistro da rivedere, bisogna chiedere l'autorizzazione dal Comune». L'avvocatessa si allarma: «In che senso è da rivedere?» chiede alla referente la Falcone, che precisa: «l'addetta mi ha riferito che bisogna verificare la responsabilità dell'accaduto».
Ma l'avvocatessa non demorde e replica: «Di che cosa stiamo parlando? Questo sinistro è accaduto solo a causa di una voragine che si è aperta nel manto stradale».

