Finisce sotto processo la banda dei bancomat «Rubati 614mila euro»

28 Aprile 2022

Tre pescaresi e un romano sono accusati di nove colpi Un imputato diceva al telefono: «Mi piace solo rubare» 

CHIETI. Finisce sotto processo la banda che svuotava le casseforti dei bancomat anche nei luoghi simbolo di Chieti, come corso Marrucino e piazza della Trinità. Il procuratore Lucia Anna Campo ha firmato il decreto di citazione a giudizio nei confronti dei quattro componenti della gang che è stata capace di rubare 613.800 euro dagli sportelli automatici di mezzo Abruzzo, utilizzando chiavi e codici forniti da un «insospettabile». I pescaresi Osvaldo Mancini, 70 anni, Paolo De Luca (51) e Antonio Maravalle (60) e il romano Marco Adelli (62) devono rispondere di sei furti pluriaggravati e tre tentati, compiuti dal 25 ottobre del 2019 al 18 giugno scorso, oltre che nel capoluogo teatino, anche a Pescara, Martinsicuro, Città Sant’Angelo e Fossacesia. Nel mirino sono finite le filiali di Intesa San Paolo, Alianz Bank, Ing Bank e Banca popolare di Bari, che adesso potranno costituirsi parte civile. La prima udienza del processo è stata fissata al 13 giugno. A incastrare gli imputati sono stati i poliziotti della terza sezione della squadra mobile di Chieti, coordinati dal vice questore Miriam D’Anastasio e dal commissario Nicoletta Giuliante. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gianluca Carlone, Angelo Staniscia e Ugo Milia.
LA MENTE DALLA BANDA
Mancini, titolare di un negozio di ferramenta in via Puccini a Pescara, è «a tutti gli effetti il cervello dell’organizzazione»: è lui, raccontano le carte dell’inchiesta, al vertice di tutte le decisioni e a chiamare in Abruzzo Adelli, «instancabile specialista del bancomat» e unico autore materiale dei colpi. Non solo: Mancini ha «le competenze specifiche per duplicare anche chiavi non comuni, come quella necessaria per disattivare l’allarme».
LE CHIAVI E I CODICI
L’«insospettabile» è Maravalle, titolare di una ditta di San Giovanni Teatino specializzata in vendita e assistenza tecnica di casseforti, bancomat e combinatori elettronici: aveva contatti diretti solo con Mancini ed è stato «il fondamentale e decisivo fornitore dei codici, dei combinatori magnetici e delle chiavi di accesso, guarda caso proprio di banche del cui sistema di sicurezza lui si occupava». E proprio grazie a queste informazioni Adelli ha potuto «agire indisturbato e rapidamente, di giorno e perfino confondendosi tra i clienti e apparendo quasi una sorta di anonimo operatore del sistema di sicurezza della banca, con il berretto e con una borsa a tracolla». Infine, c’è De Luca, braccio destro di Mancini e anche «insostituibile palo, più volte ripreso con gli stessi indumenti» vicino all’esecutore materiale dei furti «e intento a scrutare tutte le possibilità offerte dai bancomat delle zone d’Abruzzo, giacché Adelli abita fuori regione». Gli sportelli bancomat presi di mira non a caso sono del tipo non presidiato, vale a dire non ubicati all’interno di filiali bancarie, ma con la presenza di locali tecnici separati, tanto che a occuparsi del rifornimento del denaro sono gli istituti di portavalori e non i dipendenti delle banche stesse.
LE INTERCETTAZIONI
«A me mi piace solo a ruba’ e far male alla gente». Così Adelli, reddito di cittadinanza e villa in spiaggia, parlava in macchina con la compagna. Ma non poteva sapere che una microspia stava registrando tutto.
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