Fiori per bonificare veleni Sì al progetto di Mantini

28 Febbraio 2018

Via libera all’intervento di messa in sicurezza di un sito con rifiuti interrati Approvato anche l’insediamento di un centro di stoccaggio per il pattume

CHIETI. Fiori, piante e alberi su un terreno contaminato da «rifiuti interrati». Arriva il via libera al progetto di «tecnologie di fitorimedio» presentato dalla ditta Mantini per cancellare un lungo elenco di sostanze tossiche capaci di inquinare pure la falda acquifera. Ieri, la conferenza dei servizi, convocata nella sede comunale di via delle Robinie, ha detto sì all’«intervento di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale» per l’area che fa parte del Sir di Chieti Scalo a un passo dal fiume Pescara. E ha dato parere favorevole anche alla realizzazione di un centro di stoccaggio rifiuti.
Quella di ieri è stata una conferenza dei servizi decisiva in cui il Comune e la Provincia di Chieti, l’Arta e la Asl di Chieti e la Regione Abruzzo avrebbero dovuto dire sì o no alla proposta di Mantini. Ma alla riunione hanno partecipato solo il funzionario responsabile del procedimento, il geometra comunale Mario Salsano – che, vista la carenza di personale, ricopre anche gli incarichi di presidente e segretario –, l’imprenditore Giuseppe Mantini e altri due dipendenti della stessa ditta. Presenti anche 4 rappresentanti del comitato spontaneo di residenti Insieme per via Penne. «Sono assenti», recita il verbale, «benché regolarmente convocati, il settore Urbanistica del Comune, la Regione, la Provincia, l’Arta e la Asl. Non risultano pervenuti pareri da parte degli enti assenti». Significa che il Sir di Chieti Scalo non sembra una priorità per nessuno. Soltanto l’Arta si è fatta sentire durante la riunione, ma per telefono: «La responsabile dell’ufficio Bonifiche Lucina Lucchetti», spiega il verbale, «ha confermato di aver espresso parere favorevole e che, al momento non essendo in servizio, lo stesso sarà trasmesso nei prossimi giorni. A mezzo telefono, Lucchetti ha espresso a viva voce il proprio parere favorevole che sarà confermato da atto ufficiale del suo dirigente».
Secondo le analisi dell’Arta, nel sito interessato dall’intervento di fitorimedio, si è registrato «un unico superamento per il parametro idrocarburi pesanti» che «non ha prodotto rischi sanitari».
Per prima cosa, ancora prima di avviare i lavori, la Mantini dovrà presentare una fidejussione al Comune da 76mila euro pari al 50% del costo totale dell’intervento stimato in 153.217,01 euro. È questo il prezzo per bonificare una zona contaminata da decenni. «Entro 12 mesi», poi, l’impresa dovrà dare il via ai lavori: fiori, piante e alberi per bonificare i veleni.
Secondo la conferenza dei servizi, una «porzione» del sito è «compatibile» con la destinazione industriale «non essendo rilevati rischi sanitari associati alla contaminazione dei terreni e acque sotterranee». Ma «l’attività produttiva» di un centro stoccaggio rifiuti, dice il verbale, «dovrà essere subordinata all’effettivo inizio degli interventi di fito-bonifica del sito». (p.l.)