Folla e musica per l’addio a Carlo: gli amici cantano davanti alla bara

23 Agosto 2023

L’ultimo saluto al 25enne nella chiesa di Miglianico sulle note dei Linkin Park, il suo gruppo preferito Le lacrime della famiglia e del piccolo Alessandro di 5 anni che abbraccia la foto del fratello maggiore  

CHIETI. Il capo chino mentre abbraccia la bara di suo figlio. È rimasto in piedi per tutta la durata dei funerali Daniele, il padre di Carlo Amicone, il 25enne morto sul colpo all’alba di domenica nello schianto contro il muro di un edificio comunale che faceva parte del complesso della chiesa di Sant’Anna e che è chiuso da tempo. Una famiglia che non trova pace dopo la tragedia che ha colpito al cuore due comunità, quella di Chieti dove Carlo abitava insieme alla mamma, Fernanda Fasoli, e il paese di Miglianico, dove per anni ha vissuto insieme al padre e ai suoi quattro fratelli. E ieri a dare l’ultimo saluto al giovane c’erano tutti.
GLI AMICIDavanti alla chiesa di San Rocco a Miglianico arrivano gli amici di Carlo: ci sono le amicizie nate sui banchi di scuola, quelle sul lavoro, quelle incontrate la sera al bar e al calcetto. Gli amici rimangono sul sagrato e si stringono tra loro facendosi forza, chiedendosi il perché di quella tragedia che gli ha portato via per sempre il loro compagno. All’ingresso della chiesa c’è la foto di Carlo con indosso gli occhiali da sole, spensierato e con il sorriso di un giovane con il futuro davanti. Difficile per gli amici entrare in chiesa, tornano indietro, ancora increduli di doverlo salutare per sempre.
LA FAMIGLIAPoi arriva Carlo, avvolto da una corona di fiori bianchi. Dietro ci sono i suoi genitori e i quattro fratelli: Simone, Lucia, Francesco e c’è anche il piccolo Alessandro. Anche lui, a cinque anni, ha voluto salutare suo fratello maggiore. E tutti insieme lo accompagnano dentro la chiesa per l’addio. E piomba il silenzio.
L’OMELIAHa difficoltà a trovare le parole anche il parroco, don Gilberto Rizzi. «Dobbiamo fare i conti con una morte che non ha un motivo», si rivolge alla famiglia, «siamo davanti alla morte nella sua più nuda crudeltà». La morte di Carlo, la sua assenza, lascia un vuoto e sgomento in centinaia di persone. «Uno dei dolori che porta la morte», dice il prete, «è l’infrangersi dei legami: la vita eterna è un legame tra Dio e gli altri. Proviamo a vivere secondo queste due parole: resurrezione e vita eterna». E da oggi la famiglia di Carlo, i suoi amici e chi lo conosceva dovranno provare ad andare avanti. «Anche se proviamo tanto dolore, il mondo continuerà a girare e noi dovremo girare con esso», riflette don Gilberto, «noi dobbiamo fidarci di queste due parole. Ci aprono uno spiraglio, è una promessa di Gesù».
IL DOLORE del padre La madre Fernanda rimane seduta tra i banchi, scuote la testa ancora incredula della tragedia. Il padre, Daniele, non riesce a stare lontano e per tutta la messa rimane in piedi vicino alla bara di suo figlio. Lo abbraccia, si inginocchia a terra e alza gli occhi al cielo. Davanti a lui, tra le rose bianche, c’è la foto di Carlo che lo guarda sorridente. E poi arriva a dargli conforto anche il piccolo Alessandro: si avvicina al papà, lo abbraccia e rimane davanti alla bara del fratello maggiore.
L’ULTIMO SALUTOPrima di uscire dalla chiesa è Riccardo Troisi, un amico stretto del giovane, a prendere la parola. Ieri aveva scelto di indossare la maglia di Ligabue, uno dei cantanti preferiti di Carlo, e che aveva incontrato in uno dei suoi ultimi viaggi a Bruxelles lo scorso anno. «Ho una rabbia dentro indescrivibile», si commuove, «avevamo in programma tanti progetti. Lui era il collante di tutti noi, quello che stava bene ovunque. Non riesco a pensare che non arriveranno più i suoi messaggi. Carlo lasci un silenzio assordante, eri parte di me. Non so come farò ora. Oggi è come se mi mancasse un braccio. Eravamo simili in alcune cose e diverse in altre». E rivolgendosi a tutti gli amici, Troisi dice: «Rimaniamo uniti per lui». Avvolto dalla folla, la bara di Carlo esce dalla chiesa. Gli amici lo salutano sulle note della sua canzone preferita: “Bleed it out” dei Linkin Park. Gli amici cantano insieme, si abbracciano e piangono ancora increduli della tragedia che gli ha portato via per sempre il loro compagno.
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