Fondi negati per l’autismo Sindaci e famiglie in piazza

14 Febbraio 2017

Manifestazione a Pescara per i 550mila euro che garantiscono le prestazioni La Fondazione Il Cireneo gestisce due centri specializzati a Vasto e Lanciano

VASTO. Slitta di una settimana l’incontro tra l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e la Fondazione Il Cireneo, la onlus che gestisce le strutture di Lanciano e Vasto per persone affette da autismo. Questi centri, gli unici autorizzati ed accreditati dalla Regione in questo campo specifico, attendono che si sblocchi il pagamento delle somme per l’anno passato, non tutte erogate, chiedono che la Regione mantenga la promessa di integrare il contratto con altri 550mila euro, come annunciato dal presidente Luciano D’Alfonso, e sperano di poter assicurare le prestazioni anche ai bimbi in lista di attesa. Senza tutto ciò, si rischia il taglio di prestazioni e di posti di lavoro.

Per sottolineare queste richieste molti genitori si sono presentati ieri mattina in piazza Unione, sotto la sede della Regione, mentre in assessorato si svolgeva un incontro tra la presidente de Il Cireneo Germana Sorge, e i rappresentanti, tra l’altro, di Asl, Agenzia sanitaria e Regione. «Abbiamo chiesto che l’assessore Paolucci venga a Vasto lunedì prossimo e ci porti un atto per sbloccare queste situazioni», ha spiegato Sorge. «Hanno preso una settimana di tempo per sistemare l’arretrato, mentre per il 2017 ci dovrà essere un accordo tra Regione e Asl e speriamo di non dover più tornare su questa situazione. Noi ci crediamo fino in fondo».

È una speranza condivisa da molti, quella di Sorge, a partire da sindaci e amministratori di Vasto, San Salvo, Treglio, Altino, Castel Frentano, Rocca San Giovanni e Roccascalegna, che ieri mattina hanno affiancato Il Cireneo, insieme al presidente della commissione di Vigilanza Mauro Febbo: «Aspettiamo lunedì prossimo per constatare se la Regione manterrà l'impegno di concretizzare le somme attese già da mesi». Poi ci sono i genitori che si nutrono di questa speranza perché «per noi è un fatto esistenziale», dice Nevio Menna di Castel Frentano. «Se mia figlia è in grado di svolgere alcune funzioni fondamentali è perché ha usufruito di trattamenti mirati, individuali, in maniera costante e non per soli 45 minuti a seduta come avviene in altri centri. Senza questa struttura non abbiamo alternative». «Noi non proviamo neppure a chiederci quale sarebbe un’altra possibilità perché non c’è», dice Silvano Bruno. «Per mio figlio ci sarebbe una regressione». Il disagio è «doppio» per Andrea Civitarese di Casalbordino che rischia di perdere le prestazioni in favore del suo bimbo ed è in attesa di «27 mensilità arretrate, al Cotir. Se Il Cireneo interromperà le cure, di certo non le potrò pagare». «È una vergogna» per Doralba Petrone, di San Salvo: «I nostri figli hanno già una patologia invalidante. In più ci dobbiamo anche preoccupare di reclamare i nostri diritti? Non è giusto».

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