Fondi per ridare vita a 35 comuni

I centri di Sangro e Alto Vastese aderiscono al progetto europeo
GESSOPALENA. Ridare vita alle aree interne garantendo i servizi essenziali. Con questo obiettivo 35 comuni del Sangro e dell’Alto Vastese si candidano come area-progetto regionale nella «Strategia nazionale per le aree interne», per intercettare fondi europei tramite il ministero dello Sviluppo economico. Oltre il 70% del territorio abruzzese è area interna, con incidenza maggiore nella provincia di Chieti (oltre l’875). L’altra area selezionata per il progetto nazionale è tra le tre province di L’Aquila, Teramo e Pescara. Ma l’area Sangro-Vastese, ultraperiferica, è favorita anche per gli alti di indici di spopolamento e invecchiamento della popolazione. L’area raggruppa 33 comuni (ma si aggiungeranno anche Roccascalegna e Carpineto Sinello) di cui 20 agli estremi confini regionali (su un totale di 23 comuni ultraperiferici in tutto il territorio abruzzese) e 9 periferici. Negli ultimi 40 anni la popolazione si è ridotta di oltre il 40%, passando da oltre 41mila abitanti del 1971 ai quasi 28mila per 2011 (fonte Istat), con picchi che arrivano all’81% nel caso, ad esempio, di Roio del Sangro. Gli over 65, inoltre, sono aumentanti di circa il 28%, mentre la popolazione straniera è più che quadruplicata negli ultimi dieci anni. Scarsa è la presenza di servizi. In 14 comuni mancano ogni ordine di scuola, in 20 le medie, mentre totalmente assenti sono gli istituti superiori. Non ci sono posti letto ospedalieri né strutture residenziali per anziani. Il territorio conta, però, su esperienze di cooperazione intercomunale come le Associazioni degli enti locali del Sangro-Aventino e dei Comuni del Trigno- Sinello, nonché il Gal Maiella Verde. La candidatura è stata illustrata nella riunione di partenariato, martedì scorso all’Aquila, e ieri a Roma. «Dietro c’è un lavoro di tre anni e attività realizzate o avviate», spiega Antonio Innaurato dell’Uncem Abruzzo, «l’obiettivo è far diventare questo territorio autonomo e autosufficiente garantendo i servizi essenziali, così da indurre la popolazione a rimanere a vivere qui. É l’unione delle povertà per dare sviluppo e occupazione».(s.so.)
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