Forte: la solitudine di Giustino atto d’amore, come restare a casa

12 Maggio 2020

L’arcivescovo ripercorre la storia da eremita del patrono: un esempio nei giorni della pandemia Appello ai cittadini: è la carità solidale ad aiutarci contro il Covid, solo così si può vincere la sfida

CHIETI . La solitudine di San Giustino, che si ritira sulla Maiella in eremitaggio come «atto d’amore per il suo popolo», rievoca il distanziamento sociale che siamo chiamati a vivere nell’epoca della pandemia. Nel giorno della festa del patrono, l’arcivescovo Bruno Forte costruisce l’omelia su questo parallelismo, celebrando il santo e richiamando i fedeli all’osservanza delle regole. Non manca di citare la Caritas diocesana, impegnata nella lotta contro la povertà e costretta a moltiplicare gli sforzi a causa dell’emergenza sanitaria. «Oggi come allora», dice, «sarà la carità solidale ad aiutarci tutti nella prova contro la pandemia».
È una celebrazione scandita dalle regole anti-contagio quella di ieri mattina in cattedrale. In onda sugli schermi di Rete8, monsignor Forte sceglie la cripta per la messa: gli ampi spazi della cattedrale sono inutili con la chiusura delle chiese ai fedeli. Ammesse ad assistere alla funzione solo piccole delegazioni di canonici e seminaristi. Presenti, tra gli altri, il parroco della cattedrale, don Nerio Di Sipio, il rettore del Seminario regionale, don Antonio D’Angelo, e il direttore della Caritas diocesana, don Luca Corazzari. Niente coro, ma una animazione musicale curata da Walter D’Arcangelo. A intonare i canti il seminarista Gianmarco Medoro, che si è occupato anche delle letture insieme al seminarista Gianluca Catania.
Monsignor Forte ripercorre la vita del santo patrono: «Giustino era un giovane teatino del IV secolo che si era ritirato sulle alture della Maiella per cercare Dio nel silenzio dell’eremo e aveva poi ceduto all’insistenza dei suoi concittadini, venuti a chiamarlo affinché accettasse di divenire loro vescovo e di operare così alla riconciliazione della città lacerata dallo scisma ariano». San Giustino accetta la richiesta della sua gente e riesce a riportare la città divisa all’unità. La sua vita appare a Forte imperniata su tre fondamenti: «Solitudine, comunione e servizio». Tre principi che l’arcivescovo richiama come guida per affrontare il difficile momento di oggi. A partire dalla solitudine: «Un separarsi dagli altri per amore loro», sottolinea Forte, «la solitudine di Giustino non è né evasione né fuga, ma atto d’amore: analogamente la solitudine richiesta a tutti noi di fronte al pericolo del coronavirus micidiale, che ha colpito tanti nella terribile pandemia, non è stata né egoismo né chiusura, ma atto di prudenza e perfino d’amore, se rettamente vissuta. San Giustino ci aiuti a vivere ancora il distanziamento richiesto fra persona e persona con doverosa responsabilità e concreta carità, affinché possiamo superare uniti la sfida che questa inattesa prova ha rappresentato e rappresenta per noi».
Lunedì prossimo le messe potranno tornare a essere celebrate in presenza dei fedeli, sebbene seguendo severe regole anti-contagio. Monsignor Forte ha fatto sapere di essere orientato a celebrare la messa crismale sabato 30.