«Forte mobilitazione sulla Honda»
Fars e Acerbo (Rifondazione): linea sindacale morbida, è ora di reagire
ATESSA. Aumento della precarietà, accordi al ribasso per i lavoratori, deroghe al contratto nazionale e una tendenza fortemente negativa dei futuri volumi produttivi. Per Rifondazione comunista la vertenza Honda degli ultimi anni non è che la «cronaca di una morte annunciata». A questo si aggiunge una «morbidissima linea sindacale» che non ha impedito al colosso giapponese delle due ruote di «mettere un serie accordi, a partire dal 2011, anche in deroga al contratto nazionale del lavoro, che hanno aumentato vertiginosamente le condizioni di precarietà dei lavoratori, con la scusa che quella strada avrebbe restituito competitività allo stabilimento». L’annuncio recente della perdita di una linea di costruzione motori sarebbe, per Marco Fars e Maurizio Acerbo, rispettivamente segretario regionale e componente della segreteria nazionale di Rifondazione comunista, solo la conseguenza «di un esito ampiamente previsto». Del resto per il partito della sinistra radicale «da anni allo stabilimento di Atessa non è rimasto che il mero assemblaggio». L’appello è ora rivolto ai sindacati per «invertire le disastrose politiche fin qui seguite visto che non si potrà mai competere con uno stabilimento vietnamita sul costo del lavoro e che la strategia confindustriale e governativa di riduzione dei diritti dei lavoratori non funziona, visto che Honda ha ottenuto tutto quel che chiedeva e se ne va lo stesso. E pure la riduzione del danno da parte sindacale (non si ricorda, infatti, alcuna forma di reale mobilitazione sulla vertenza Honda, salvo rare eccezioni) funziona poco», considera ancora Rifondazione. «Si apra, perciò, una vertenza forte e larga, capace di mobilitare anche i lavoratori dell’indotto anche non direttamente produttivo. Una vertenza che punti direttamente al nodo centrale: la necessità di una politica economica e industriale che non sia quella fin qui seguita di permettere alle grandi imprese di fare quel che a loro pare.
La vicenda Honda», concludono gli esponenti di Rifondazione, Fars e Acerbo, «dimostra che non è con la precarietà e i sacrifici dei lavoratori che si esce dalla crisi, ma garantendo loro diritti e salario propri di un lavoro almeno dignitoso, ma che di certo non verranno regalati dalla proprietà. Piuttosto, ci sarebbero da mettere in piedi strategie per ostacolare le delocalizzazioni produttive, che da anni interessano tutto l’Abruzzo». (d.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

