Foto osé per costringerla a fare sesso

Chieti. Un anziano porta una 53enne in un agriturismo con la scusa di un colloquio di lavoro, poi la spoglia con la forza
CHIETI. La accompagna a un colloquio di lavoro. Poi, però, la porta con l’inganno in una stanza, prova a stuprarla, la fotografa seminuda e la minaccia: «Se non fai sesso con me, queste immagini le faccio vedere a tutti». N.A., 73 anni di Tollo, si ritrova sotto processo con l’accusa di tentata violenza sessuale aggravata nei confronti di una donna di vent’anni più giovane. Ieri mattina si è tenuta la prima udienza davanti al collegio del tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (giudici a latere Chiara Di Gerio e Sofia Nanni) e al sostituto procuratore Lucia Anna Campo.
I fatti, secondo l’accusa, sono avvenuti a Miglianico nel mese di luglio del 2017. N.A. convince una sua amica a seguirlo nella camera di un noto agriturismo con il pretesto di presentarle il titolare dell’attività con il quale ha in programma un colloquio di lavoro. L’uomo la fa entrare in una stanza e, dopo aver chiuso dietro di sé la porta, «l’avvinghia» cercando di baciarla sulle labbra. Lui non riesce a raggiungere il suo obiettivo, ma l’aggressione va avanti: strappa con la forza la gonna della vittima lasciandola solo con la biancheria intima.
«Resosi conto di non riuscire a vincere la resistenza della donna», N.A. tira fuori il suo cellulare e la fotografa. A questo punto, comincia a intimorirla: «Se non fai sesso con me, invio a tutti queste foto». Fin qui la ricostruzione fatta dall’accusa.
Sfuggita al tentativo di stupro, la donna ha presentato denuncia davanti ai carabinieri della stazione di Tollo. Il suo racconto è stato giudicato credibile dalla procura, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del pensionato. È scattata anche l’aggravante perché N.A. ha «commesso il fatto avvalendosi della minorata difesa in cui versava la vittima che aveva attirato in una stanza dell’agriturismo in modo da averla alla sua mercé». L’imputato, difeso dall’avvocato Claudia Viani, respinge con forza le accuse.
Dal 9 agosto scorso è entrata in vigore la legge 69 del 2019, chiamata Codice rosso, che ha istituito una corsia preferenziale per la trattazione di una serie di reati contro le donne. Tra questi, c’è il cosiddetto revenge porn: rischia da uno a 6 anni di carcere e la multa da 5mila a 15mila euro «chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video di contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone interessate».
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