Frana in collina, parte la caccia alle perdite d’acqua sottoterra

5 Marzo 2022

L’Aca avvia i controlli tra via Arenazze e il viadotto Gran Sasso: si cercano tubature rotte Le prime ipotesi per fermare il dissesto: un canale di scolo e paratie per rafforzare il cavalcavia

CHIETI. A caccia di perdite d’acqua nelle viscere della collina che frana, tirandosi dietro i palazzi, ormai già solcati dalle crepe, e minando la stabilità del viadotto Gran Sasso. Parte da via Arenazze e prosegue in via Gran Sasso la ricerca dei fiumi d’acqua sotterranei che mettono a rischio il versante collinare che circonda il centro della città. «Una ricerca necessaria», dice il sindaco Diego Ferrara, «per capire come incanalare meglio le acque della rete potabile e dei canali delle acque bianche, in modo che non vadano a influire con la sensibile composizione geologica della zona». «È nostra intenzione», dicono gli assessori ai lavori pubblici Stefano Rispoli e all’ambiente Chiara Zappalorto, «monitorare strettamente la situazione di queste due strade, a tal fine abbiamo richiesto e ottenuto anche le prime importanti risorse regionali che useremo per arginare il rischio di dissesto geologico che interessa l’area. Il sopralluogo di ieri ci auguriamo che ci consenta di capire meglio la dinamica delle acque e intervenire. L’Aca ha fatto prove sulla rete per seguire i flussi e individuare le perdite, che una volta emerse potranno essere ridotte con beneficio di tutta la situazione geologica della zona». Insieme ai tecnici Aca, anche il geologo Fabio Colantonio che ha studiato i movimenti della collina.
GLI INTERVENTI I risultati delle analisi di ieri diranno come intervenire ma sono già due le ipotesi prese in considerazione dal Comune: la prima è realizzare un sistema di drenaggio delle acque superficiali che si infiltrano lungo via Silvino Olivieri fino a via Arenazze; la seconda è intervenire con una serie di paratie alla base del viadotto Gran Sasso. Di certo, dare lo stop al dissesto della collina è una priorità per l’amministrazione Ferrara.
PONTE A RISCHIO Da quattro anni il ponte, al di sotto di una collina che scivola verso il basso come raccontano i segni su almeno 7 palazzi, è considerato a rischio e avrebbe bisogno di almeno 670mila euro di lavori. Questa la somma richiesta dall’ex amministrazione al governo dell’ex premier Giuseppe Conte. Ma quei soldi necessari a rimuovere le «notevoli criticità» del cavalcavia non sono mai arrivati. A chiedere un dossier sullo stato di salute di viadotti e sottopassi era stato proprio il governo dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova, il 14 agosto 2018. Il Comune aveva chiesto 4 milioni (1.030.000 per Madonna delle Piane, 670mila euro per via Gran Sasso e 2,3 milioni per i sottopassi). Il capitolo sul ponte Gran Sasso recita: «Il viadotto presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guard rail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio».
I PALAZZI Ma il cavalcavia a rischio è soltanto un punto sulla cartina dei pericoli: in via Don Minzoni un condominio è stato abbattuto; è in corso, nella zona di via Fonte Vecchia, la demolizione di parte di un palazzo. Il primo a segnalare l’«instabilità» della zona del viadotto, con una lettera al Comune nel 2017 e nel 2018, era stato un ingegnere incaricato dai residenti dei palazzi vicini di fare una perizia sugli edifici lesionati dalle crepe: «Su via Gran Sasso, in corrispondenza del civico 126, si evidenzia un avvallamento della carreggiata stradale legato al cedimento del sottostante terreno nonché cedimenti nei muri di sostegno del terrapieno e della parte di edifico prospiciente», dice l’analisi di Giuseppe Matricardi. Secondo quella lettera, le prove della frana della collina sarebbero proprio le fratture in via Gran Sasso: «Un segno evidente del fenomeno viene colto osservando l’abbassamento del tratto di strada comunale di via Gran Sasso in corrispondenza del civico 126 che, a detta dei residenti, si è riformato puntualmente dopo ogni sistemazione».