Frana sotto la chiesa «Il Comune è immobile»

2 Ottobre 2018

L’accusa del parroco di Madonna degli Angeli: lettera di protesta al sindaco «Il sagrato è a rischio, la Regione ha stanziato i fondi ma le opere non partono» 

CHIETI. I soldi sono arrivati da mesi ma i lavori contro il dissesto non partono. E il parroco di Madonna degli Angeli, don Roberto Miccoli, torna a scrivere al Comune per cercare di sbloccare la situazione per piazza Monsignor Venturi e via Della Porta. Ma questa volta lo fa con parole dure: un atto d’accusa contro la latitanza dell’ente di fronte a una situazione di pericolo che coinvolge la chiesa e i residenti della zona.
Per piazza Monsignor Venturi e via Modesto Della Porta la Regione ha finalmente messo a disposizione, dopo anni d’attesa, 830mila euro. Ma adesso che sono arrivati i fondi, il Comune non sembra muoversi. «Ormai l’ente regionale di competenza, sin dalla data del 7 giugno 2018, ha finanziato l’opera e ha autorizzato il Comune di Chieti ad attivarsi per poter eseguire i lavori», scrive don Roberto nella lettera, «ma a tutt’oggi l’amministrazione comunale continua a essere latitante, lasciando l’intera collettività del luogo immersa in un profondo degrado e abbandono, con il rischio di incidenti sull’area oggi assolutamente non ben protetta».
La frana ha in effetti comportato molti danni. Via Modesto della Porta è una strada ormai da tempo impercorribile e anche la chiesa è stata interessata dal movimento franoso, tanto che il sagrato è interdetto e l’edificio presenta numerose crepe e segnali per nulla rassicuranti.
Don Roberto ha fatto di tutto perché il Comune, una volta ottenuti i soldi, si desse subito da fare. Ha sollecitato il sindaco Umberto Di Primio, ha parlato con il dirigente del settore lavori pubblici, ha persino fatto un appello pubblico dal pulpito durante la messa. Ma nulla. «Tutto inutile», si legge infatti nella lettera. «La risposta, incomprensibile ed ingiustificata proveniente dall’Ente, ha lasciato ancor più interdetto lo scrivente: il ritardo ad attivare le procedure di appalto viene imputato alla mancanza di personale nell’Ufficio tecnico e ad una programmazione che individua in altre procedure l’urgenza maggiore… Ma quale maggiore urgenza possa essere individuata rispetto alla mitigazione di un rischio idrogeologico?» si chiede scoraggiato il parroco. Non solo, a questo punto sono anche i parrocchiani a non farcela più ad aspettare e se la prendono anche con il parroco che, nonostante l’attivismo con cui si è mosso, non è riuscito a portare a casa risultati. «L’immenso sforzo profuso per cercare di scongiurare ulteriori problematiche alla collettività dei luoghi e garantire sicurezza e vivibilità», continua don Roberto nella lettera, «si è trasformato in una ingombrante manifestazione di insofferenza nei confronti del sottoscritto. A tal punto lo scrivente ritiene necessario e improcrastinabile denunciare questo stato di latitanza continuo ed ingiustificato, che dura ormai da tre mesi, tale da mettere in grave pericolo anche l’incolumità dei residenti dei luoghi».
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