Frane, Italia Nostra accusa: declassate le aree a rischio

Appello-denuncia nel convegno con gli esperti sugli smottamenti in città Vinciguerra: «Nel piano inviato alla Regione smacchiate alcune zone rosse»
LANCIANO. Redigere un progetto completo e complessivo delle zone a rischio idrogeologico; evidenziare e non “smacchiare” le zone franose che costituiscono il 5% del territorio comunale; evitare il consumo del suolo e cercare di reperire anche fondi europei per intervenire in zone delicate, soprattutto nel centro storico. È quanto è emerso nel convegno “La farfalla di pietra” sul dissesto idrogeologico organizzato da Italia Nostra. Una farfalla, la forma del territorio di Lanciano, fatta di pietra, che ha punti, purtroppo, storicamente a rischio e franosi.
«Lanciano ha una situazione particolare», ha evidenziato Pierluigi Vinciguerra, presidente della sezione locale di Italia Nostra, «le frane, soprattutto nelle zone di Santa Giusta, Belvedere e San Biagio, sono continue e ci sono molte aree pericolanti. Ma nel piano di assetto idrogeologico, il Pai, che il Comune ha inviato alla Regione per l’aggiornamento annuale, alcune zone a rischio sono state “smacchiate”, non sono più zone rosse. Le aree che prima erano a pericolosità elevata sono state declassate senza che siano stati fatti interventi? Italia Nostra ha fatto delle osservazioni al piano e richiesto un tavolo in Regione per discutere del Pai, per ridefinire le aree senza avere problemi in futuro».
Una città con un costone fragile Lanciano - un costone di sette chilometri che si snoda dal Belvedere a Santa Giusta, Olmo di Riccio, via Panoramica, via per Frisa, il Diocleziano, Sant’Egidio e Lancianovecchia - con altre zone storicamente franose, come evidenziato dal geologo Luigi Carabba che ha riportato un elenco delle frane avvenute tra il 1928 e il 1977, tutte nelle stesse zone. Che sono poi Sacca, Civitanova il Malvò, Lancianovecchia, dove degli scivolamenti ci sono ancora. E altre nuove come la zona di piazza Garibaldi dove bisogna intervenire.
«Laa situazione è delicata e pericolosa a porta San Biagio, sulle mura storiche, a Civitanova dove ci sono le torri Montanare», ha detto l’assessore ai lavori pubblici, Antonio Di Naccio, «sulle quali abbiamo redatto progetti di intervento che però non sono stati ancora finanziati dalla Regione. Poi ci sono zone in via Belvedere, Santa Giusta, il Diocleziano che hanno subìto lavori di messa in sicurezza della provincia non collaudati. Sono sospesi e non sappiamo cosa fare».
Nel convegno è emersa anche la possibilità di chiedere fondi all’Europa e, di vitale importanza come evidenziato anche dal professor Emiliano Giancristofaro, è tutelare il territorio, evitare il consumo del suolo, favorire il recupero e non autorizzare concessioni edilizie dove non si può costruire perché a rischio.
Teresa Di Rocco
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