Fratello e sorella violinisti: «Noi, sulle orme di papà»

Gianfilippo e Silvia Monti continuano la tradizione: così ricordiamo nostro padre Di Virgilio, 85 anni, è tra i più anziani. E c’è chi torna da Dubai: un grande amore
CHIETI. Lui, Gianfilippo, ha 28 anni. La sorella, Silvia, ne ha 22. Il papà, Nazzareno Monti, ha suonato il violino alla Processione di Chieti per 42 anni. A 48 anni, poi, un malore se l’è portato via. I figli hanno ripreso la stessa passione del papà e sono sempre lì, ogni Venerdì santo, tra i violinisti del Coro del Miserere di Selecchy. «È una passione che ci ha trasmesso papà», dicono Gianfilippo e Silvia. «Lui era un grande violinista e ha iniziato a suonare alla Processione da quando era piccolo». Per Gianfilippo è la sedicesima partecipazione al corteo millenario degli incappucciati. Per Silvia, invece, che ha studiato al conservatorio, questo è il decimo anno. «Suoniamo per portare avanti la tradizione familiare», dicono emozionati, prima di imbracciare il violino e suonare le prime strofe del Miserere durante le prove generali nell’affollatissima cattedrale di San Giustino.
IL PIÙ ANZIANO. La Processione abbraccia intere generazioni. Gabriele Di Virgilio, 85 anni, ha ancora la forza di accompagnare il corteo del Cristo morto. Il suo simbolo è il sasso. È seduto lì vicino, con il suo vestito, e attende il turno per uscire. «Faccio la Processione da 72 anni», racconta Di Virgilio. «Ho iniziato dopo la guerra, nel 1947, come cantore, poi sono diventato portatore, prima all’angelo e poi al sasso. È una tradizione tramandata da padre in figlio. Papà portava la colonna». A 85 anni Di Virgilio prova ancora le stesse emozioni di 70 anni fa. E l’età per lui è come se non passasse mai. «Ho qualche acciacco, ma piano piano ce la faccio ancora. Non posso mancare. La Processione di Chieti è unica al mondo. È una tradizione millenaria che dobbiamo conservare».
DA DUBAI A CHIETI. C’è chi torna dall’estero per essere presente. Pierpaolo Di Iorio, 60 anni da compiere a giugno, è un ingegnere teatino, cresciuto alla Civitella, che torna a Chieti solo il Venerdì santo per portare il sasso. «Dal 2007 ho lavorato in giro per il mondo», dice Di Iorio, «sono stato a Dubai, Doha, in Etiopia, in Kuwait, in Kazakistan e in Russia. Ma a Pasqua, ogni anno, sono sempre tornato per stare con mia madre e per fare la Processione. Quest’anno ho dovuto fare pochi chilometri perché ora lavoro a Bologna». Di Iorio ha iniziato nel 1965. «Ero un bambino quando ho fatto la prima Processione. Portavo il fiocco. Ho continuato la tradizione di bisnonno, nonno e papà. Sono stato assente solo due volte: una per motivi di salute, l’altra perché sono rimasto bloccato a Dubai per lavoro. La Processione di Chieti è sacra: faccio di tutto per esserci anche se lavoro fuori».
IN CORTEO COL FIGLIO. C’è anche chi partecipa insieme al figlio. È il caso di Lorenzo Cellini, 73 anni, che sta al sasso insieme al figlio Luca. «Sono 67 anni che faccio parte della Processione», spiega Lorenzo. «È una tradizione che si tramanda di padre in figlio. Papà portava il sasso, ma all’epoca non c’erano i cambi tra i portatori. Oggi ne siamo nove o anche 10 attorno a un simbolo, prima ne erano solo quattro. Ancora oggi mi chiedo come faceva papà a portare il simbolo senza fermarsi mai. Altri tempi».
Ci siamo. All’imbrunire escono i primi simboli. E sulle note struggenti del Miserere, la millenaria Processione del Cristo morto si allunga sulle vie del centro storico. Con le stesse emozioni di sempre.
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