Furti d’auto e nelle case, in dodici a processo

Rinviata a giudizio la banda italo-romena: le macchine rubate spedite a Foggia per essere smontate
LANCIANO. Rubavano anche venti auto al mese e non disdegnavano furti in case, estorsioni e persino una rapina. Andranno a processo in dodici il prossimo 19 settembre, e a sei di loro si contesta anche l’associazione a delinquere per reati contro il patrimonio. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari Marina Valente. Si tratta di Vasile Sebastian Grigore, 20 anni, detto “Sangue”, dei fratelli Eduard e Alexandru Daniel, 26 e 24 anni, e della madre Mariana Grigore, 44 anni, tutti residenti a Lanciano. A giudizio sono anche Martin Marius Adrian, 34 anni, Andrei Petru Vitega, 24 anni, residenti a Lanciano, Domenico Cicolini, 52 anni, lancianese residente a Roma, Mihai Miron Toma, 49 anni, di Chieti, Paolo Pelullo, 39 anni, e il padre Angelo Antonio Pelullo, 66 anni, di Foggia, che gestivano un deposito per mezzi da demolizione dove venivano smontate le auto, Fernando Bibò, 53 anni, di Budrio, dove c’era la rivendita di motori e pezzi di ricambio, e Francesco Paolo D’Augelli, foggiano di 41 anni. Secondo l’accusa -le indagini sono state condotte nel 2015 dai carabinieri di Lanciano e coordinati dalla Procura frentana- la banda italo-romena (in nove furono arrestati) avrebbero rubato da gennaio a giugno 2015, su commissione, anche venti auto al mese tra Lanciano, Ortona, Casoli Chieti, L’Aquila. Molte Fiat 500, poi Panda, Peugeot 207 e anche tre Fiat Ducato. Furti che, per la Procura, erano commissionati ai romeni dai Pelullo che gestivano un deposito per mezzi da demolizione nel Foggiano. I romeni individuavano le auto, spesso in strada, scassinavano la portiera e accendevano il motore con una centralina fornita dai Pelullo. Poi parcheggiavano l’auto per alcune ore per vedere se era presente un allarme satellitare o altro. Scampato il pericolo, percorrendo strade secondarie, portavano la macchina in Puglia.
Qui entravano in azione i Pelullo che, ripunzonato il motore, spedivano pezzi delle auto a Budrio, dove c’era la rivendita di motori e pezzi di ricambio di Fernando Bibò che sapeva di comprare pezzi rubati, e in Grecia. Ma ai romeni sono contestati anche altri reati, come il furto al Circolo tennis di Lanciano e in alcune case (la refurtiva in questi casi era tenuta da Mariana Grigore, madre di Sebastian e Sangue, accusata di ricettazione) e un tentativo di rapina con il teser, arma illegale in Italia, ai danni di un tabaccaio di via Dei Frentani che non riuscì perché l’uomo e alcuni passanti reagirono. (t.d.r.)
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