Furti di api, ladri nella capitale del miele

8 Marzo 2019

Rubati 50 alveari in zona Val di Sangro a due apicoltori. Iacovanelli: «Episodi in aumento, solidarietà agli operatori»

TORNARECCIO. Furto di 50 alveari in zona Val di Sangro, presi di mira due apicoltori che hanno perso, rispettivamente, 28 e 22 alveari. Una famiglia di api, che conta 20-80mila insetti e occupa un’arnia, costa circa 300 euro, a cui vanno aggiunti i costi di apicoltura per portarla a produrre miele e quindi il mancato raccolto. Chi ruba, o commissiona un furto di api, non è estraneo allo stesso mondo. «La lealtà e la solidarietà devono sempre caratterizzare quanti credono in un’apicoltura di qualità» afferma Luigi Iacovanelli, di Tornareccio, presidente dell’associazione apicoltori professionisti d’Abruzzo. «Purtroppo, si tratta di episodi sempre più frequenti, spesso perpetrati a danno di apicoltori seri e operosi cui va tutta la nostra stima e vicinanza. Siamo in presenza di un doppio reato: non solo il furto ma anche la ricettazione degli alveari stessi. È nostro dovere ricordare a tutti che un’attività sull’apicoltura deve basarsi sempre sui principi della lealtà e della solidarietà tra gli operatori, in modo che tutti possano beneficiare di un clima costruttivo e positivo, da sempre al centro anche della nostra attività associativa». I due furti sono stati denunciati alle forze dell’ordine. Il furto che avviene in questo periodo è un alveare che va in produzione per tutto il 2019. Oltre al valore economico dell’alveare (formato dall’arnia e dalle api, compreso la regina) c’è anche un danno di mancata produzione stagionale. Gli alveari rubati hanno passato l’inverno ed erano pronti per la produzione primaverile ed estiva.
Negli ultimi anni è cresciuto il numero dei furti di alveari vuoi per la ridotta produzione di miele delle ultime stagioni, per la mortalità delle api dovuta all’effetto dei pesticidi e al conseguente incremento del valore delle famiglie di api. Il furto degli alveari è una mazzata per gli apicoltori non solo economico. Ci sono sacrifici per accudire gli alveari durante l’inverno, c’è una stagione da programmare, e all’improvviso tutto si vanifica. Si rubano non solo le api, ma il valore etico dell’apicoltura, il significato di socialità, di cooperazione, di mutualità che sono alla basi del mondo delle api.
Si sta espandendo l’uso di microchip all’interno degli alveari collegati con i cellulari, oppure quello di telecamere ad infrarosso, tipo le fototrappole, molto fa la cooperazione tra i singoli apicoltori. «Il nostro auspicio», conclude Iacovanelli, «è che gli autori dei reati tornino sui loro passi, magari prima ancora che le autorità competenti li identifichino».
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