«Fusione camerale, Cna aveva visto bene»

16 Settembre 2015

L’associazione punta il dito contro i 10 “frondisti”: noi l’avevamo detto che non si doveva aspettare

CHIETI. «Avanti il processo di fusione con la Camera di commercio di Pescara, ma senza strappi e forzature. In linea con una posizione da sempre espressa dalla Cna di Chieti, che adesso in tanti, tardivamente, sembrano voler far propria fuori tempo massimo. Confermando un governo complessivo dell’organismo camerale incerto e contraddittorio». È quanto si legge in una nota della Cna teatina presieduta da Savino Saraceni e diretta da Letizia Scastiglia, che ora rivendica il primato di aver tracciato la strada prima di tutti. Rispetto a questa posizione appare dunque tardiva quella dei dieci consiglieri camerali che chiedono più trasparenza e meno fretta nel processo di fusione. Letizia Scastiglia ricostruisce con dovizia di particolari l’iter che ha subito sinora il processo di fusione dei due organismi camerali: «Il procedimento è stato aperto il 4 novembre 2014 con la delibera 127 della giunta della Camera di commercio di Chieti, con un astenuto e due contrari, tra i quali il presidente della Cna Saraceni, voto motivato non certo dalla contrarietà alla fusione in sé, ma dal colpo di acceleratore che si voleva imprimere. Poi, l’11 maggio scorso anche il Consiglio camerale ha deliberato l’accorpamento, con l’astensione dei rappresentanti della Cna, e sempre in ragione della mancanza di chiarezza su numeri, bilanci, criteri di fusione».

Poi, con l’insediamento del nuovo consiglio camerale, ecco arrivare quelle che la Cna definisce come le “recenti sorprese”, la prima il 29 giugno e l’altra il 28 luglio, vale a dire la posizione presa da quelle componenti, prima fra tutte Confcommercio, che con Marisa Tiberio esprime anche la vice presidenza della Camera, che secondo la Cna erano «un tempo schierate per una fusione senza se e senza ma», e poi, invece, hanno cominciato a sollevare dubbi ed eccezioni, tra l’altro, sottolinea la Cna, «in un clima che appare di latente sfiducia nei confronti del presidente stesso». In queste condizioni, l’esito della prossima seduta del consiglio camerale, fissata per oggi settembre, appare quantomeno problematico. «Nella mia attività di consigliere ho sempre condotto una linea decisa, esprimendo concetti forti, nella speranza che qualche collega mi potesse dire che stavo sbagliando», afferma Saraceni, «ma con il passare del tempo le mie riserve si rafforzano. Non c’è comunicazione tra il presidente e il vice presidente vicario: svolgiamo il nostro ruolo di amministratori senza senso di orientamento. Meglio fermarsi prima che si commettano errori irreparabili».(a.i.)