Gasolio di contrabbando, 7 arresti: sequestri ad Altino e Tornareccio

ALTINO. Tocca anche la provincia di Chieti l’inchiesta della guardia di finanza di Asti su un’organizzazione criminale che trafficava gasolio di contrabbando. I militari della compagnia di Lanciano,...
ALTINO. Tocca anche la provincia di Chieti l’inchiesta della guardia di finanza di Asti su un’organizzazione criminale che trafficava gasolio di contrabbando. I militari della compagnia di Lanciano, su delega delle fiamme gialle piemontesi, hanno sequestrato documenti in due distributori di carburante di Altino e Tornareccio. Il titolare degli impianti, un abruzzese, non risulta indagato: in base a quanto emerso, avrebbe acquistato il gasolio senza sapere che fosse di provenienza illecita.
All’alba di ieri, le indagini sono sfociate in 7 arresti (quattro uomini sono finiti in carcere e tre ai domiciliari) e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. L’organizzazione criminale, composta da un broker astigiano e da imprenditori romani, napoletani e calabresi, ha «fittiziamente esportato gasolio in realtà destinato a essere ceduto “in nero” all’interno del territorio nazionale in totale evasione d’imposta».
Il contrabbando del prodotto petrolifero è stato possibile attraverso la costituzione di una società a responsabilità limitata fittizia, utilizzata come formale destinataria di gasolio di proprietà di una società ubicata negli Emirati Arabi Uniti e stoccato nel deposito doganale di Vado Ligure. La stessa società provvedeva alla falsa esportazione presentando allo spedizioniere documentazione che attestava la cessione via terra transitando dalla Croazia a una società albanese, anch’essa inesistente, del prodotto estratto dal deposito doganale di Vado Ligure.
«L’operazione», spiegano gli investigatori, «veniva chiusa tramite l’invio allo spedizioniere di documentazione falsa per attestare la destinazione in Albania, passando dal corridoio di Neum, la striscia di terra lunga 9 chilometri, in Bosnia-Erzegovina, che separa in due parti la Croazia; territorio che, per la particolare conformazione geografica e politica, prevede peculiari procedure semplificate». L’organizzazione criminale non era in grado di presentare documenti per dimostrare l’effettiva uscita dal territorio dell’Unione europea del gasolio con visto rilasciato dalle autorità doganali croate; potendo però produrre, a tale fine, prove alternative, «ha dichiarato che il prodotto petrolifero è transitato nel territorio di Neum senza essere stato oggetto di controlli in uscita, consentendo così la definizione della procedura doganale».
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