Genitori del bosco, il ricorso: «La scuola a casa è un diritto, salute dei nostri figli ignorata»

La vicenda di Palmoli, continua la battaglia legale. Presentate 66 pagine di reclamo per sollecitare il ricongiungimento immediato. Chiesto l’annullamento della consulenza che ha inguaiato Nathan e Catherine
L’AQUILA. La nullità della relazione della consulente del tribunale che ha inguaiato i genitori del bosco, la mancanza di riferimenti allo stato di salute dei bimbi e al programma di istruzione parentale presentato, le difficoltà applicative dell’ordinanza e i passi in avanti ignorati dai giudici. Si snoda in questi cinque punti chiave il ricorso, lungo 66 pagine, depositato dall’avvocato dei coniugi Birmingham-Trevallion, Simone Pillon, contro l’ultima decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila. Ora sarà la Corte d’appello a pronunciarsi nel merito. I giudici avranno a disposizione sessanta giorni per esprimersi. Nell’attesa, la famiglia dovrà attenersi alle disposizioni dei magistrati minorili che hanno stabilito un piano di “ricongiungimento a tappe” che inizierà dalla prossima settimana, con i primi incontri genitori-figli nella casa immersa nel bosco di Palmoli dove sono cresciuti.
È proprio l’organizzazione delle visite a rappresentare uno degli aspetti più critici dell’ordinanza. I giudici hanno costruito un perimetro triangolare della vita familiare dei Trevallion tra Vasto, Palmoli e Gissi (il luogo neutro dove si svolgeranno altri incontri tra Nathan, Catherine e i bambini). Il problema, sostiene Pillon, è che non sono state in alcun modo valutate le distanze tra le tre località: la distanza tra Palmoli e Vasto è di 50 minuti di viaggio in macchina, che diventano due ore con i servizi pubblici; per andare a Gissi da Palmoli, invece, servono 40 minuti. Secondo la difesa, si tratta di un «percorso a ostacoli» che comporta «necessariamente» una «ulteriore compressione» dei diritti dei bambini, che torneranno a casa loro «a tempo determinato e per non più di un paio d’ore» prima di fare rientro a Vasto, «aggiungendo in tal modo trauma al trauma» della separazione familiare. Ed è averlo «completamente ignorato» nell’ultima ordinanza a inficiare «più seriamente» la decisione dei giudici, attacca ancora Pillon. Dai primi segnali di disfunzionalità alla relazione della Neuropsichiatria infantile di Vasto dello scorso luglio, la difesa ricostruisce le condizioni di salute dei minori che sarebbero andate via via peggiorando.
I giudici hanno ribadito che, a partire da mercoledì prossimo, i gemellini di sette anni e la sorella maggiore di nove frequenteranno una scuola pubblica di Vasto. Ed è questo un altro dei nodi più controversi. Nel ricorso è sottolineato come sia stato violato il diritto dei genitori alla scelta del percorso educativo per i figli. Nello specifico, «l’istruzione parentale rappresenta un diritto costituzionalmente garantito alle famiglie», come rimarcato a più riprese anche dal ministero dell’Educazione e del Merito. I genitori rivendicano di aver presentato un articolato programma di homeschooling, lungo oltre trenta pagine, in cui propongono un’alternativa più credibile, che pure non è stata presa neanche in considerazione dai giudice. Tra gli allegati presentati ai magistrati, infatti, c’è anche l’ok del Comune di Palmoli a mettere a disposizione dei bambini del bosco due docenti per l’insegnamento domiciliare.
Secondo il legale, i giudici non hanno considerato in alcun modo la risoluzione di quei problemi che avevano motivato la separazione dei minori dai genitori, a partire dalla nuova casa (dotata di tutti i comfort) offerta dal Comune e dal progetto depositato per l’abitazione di pietra immersa nella campagna.
L’ulteriore richiesta di Pillon è di non considerare la consulenza tecnica d’ufficio secondo la quale Catherine e Nathan non sono dotati di adeguate competenze genitoriali. In tal senso, non sarebbero state tenute in considerazione le memorie difensive a firma dell’esperto di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, e le conclusioni mostrerebbero pregiudizi, speculazioni e paragoni privi di fondamento.
Per la difesa «l’insostenibilità» dell’ultima ordinanza è evidente in almeno altri due aspetti. Il primo riguarda le «lunghe trasferte» a cui dovranno essere sottoposti i due genitori per vedere i propri figli. Un problema sormontabile in estate, molto più complicato in autunno e in inverno. Nathan e Catherine dovranno fare, ogni volta, avanti e indietro da Palmoli a Vasto o a Gissi: «Perché dovrebbero rischiare due gravose trasferte in un solo giorno su strade certo non scevre da pericoli?», si domanda Pillon. Ancora più enigmatico è il futuro scolastico dei bambini nella prospettiva di un loro futuro rientro a Palmoli. Dovranno fare avanti e indietro da Vasto oppure saranno trasferiti durante l’anno nell’istituto più vicino alla loro abitazione, a Castiglione Messer Raimondo? Oppure – questa è l’ipotesi che preoccupa più la difesa – «saranno per forza mantenuti in casa famiglia, separati dai genitori, solo per evitare l’inserimento in una nuova classe». Sotto il profilo procedurale, il reclamo si chiude con la richiesta di discutere «alla presenza delle parti» e di non sostituire l’udienza con le note scritte.
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