Vasto

Andrea Sciorilli ucciso dal padre, l’autopsia: “Più di tre i colpi inferti sul corpo del ragazzo”

9 Settembre 2026

Andrea Sciorilli è stato ucciso dal padre Antonio il 19 aprile scorso al termine dell’ennesima lite familiare. Antonio ora è rinchiuso nel carcere di Castrogno, a Teramo. Attesa per la perizia psichiatrica

VASTO. “Più di tre i colpi sferrati sul corpo di Andrea Sciorilli”: questo il referto dell’autopsia. Andrea Sciorilli è stato ucciso dal padre Antonio il 19 aprile scorso al termine dell’ennesima lite familiare. Antonio ora è rinchiuso nel carcere di Castrogno, a Teramo.

Ancora blindati gli esami biologici e tossicologici che indirizzeranno molto la difesa del papà, funzionario della Asl di Chieti.

Giuseppe Vecchione è il perito di parte nominato dai legali di Antonio Sciorilli. Attesa, dunque, la perizia psichiatrica sull’uomo rinchiuso a Teramo, ma anche per gli esami biologici e tossicologici eseguiti dall’anatomopatologo Ildo Polidoro sul corpo di Andrea. L’esame è durato circa cinque ore, il consulente della difesa è il medico legale Pietro Falco.

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L’ACCUSA DEL PM. Voleva caricare il cadavere del figlio nel bagagliaio dell’auto e disfarsene per restare impunito. È l’accusa che il pubblico ministero Miriam Manfrin muove nei confronti di Antonio Sciorilli, 52 anni, il dirigente amministrativo della Asl Lanciano Vasto Chieti rinchiuso nel carcere di Torre Sinello per aver ucciso a colpi di accetta il figlio Andrea, 19 anni, nel loro appartamento al civico 11/B di via Circonvallazione Istoniense.

Nel primo pomeriggio dello scorso 19 aprile, dunque, solo l’intervento di un vicino di casa, che ha visto il corpo e telefonato al 112, ha evitato che l’indagato – mentre la moglie era al lavoro – portasse a termine il suo piano. Fin qui, la ricostruzione della procura, che contesta i reati di omicidio volontario e tentato occultamento di cadavere, entrambi aggravati. Le indagini dei carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Chieti e della compagnia di Vasto, al comando dei tenenti colonnelli Antonio Di Mauro e Mario Giacona, vanno avanti per chiarire ogni dettaglio. Determinanti potrebbero risultare anche i rilievi del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Pasquale, che ha convalidato l’arresto su richiesta del pubblico ministero, Sciorilli deve restare in carcere perché sussistono i pericoli di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Durante l’interrogatorio, il dirigente della Asl si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha fornito solo dichiarazioni spontanee, ripercorrendo gli anni di vessazioni e violenze alle quali quel figlio problematico avrebbe sottoposto l’intera famiglia. Anche quella mattina, in base a quanto dichiarato dall’uomo durante una prima confessione in caserma, era nata una discussione per l’ennesimo posto di lavoro trovato dal padre e rifiutato dal figlio. Il giovane, sempre secondo il genitore, ha quindi impugnato un coltello per minacciarlo.

A quel punto il capo famiglia racconta di essere andato in un’altra stanza per prendere l’accetta con la quale ha colpito più volte il figlio, fino ad ammazzarlo. Ma questa versione difensiva è ritenuta scarsamente credibile dal giudice, anche perché il coltello che il giovane avrebbe utilizzato per intimorire il genitore è stato rinvenuto dai carabinieri nel borsello trovato sulla scrivania della vittima. Di sicuro, dopo aver ucciso il diciannovenne, il padre ha pulito le stanze dalle tracce di sangue. Poi ha trascinato il figlio nell’ascensore e ha raggiunto l’area garage del condominio. Mentre stava cercando di caricare il corpo nel portabagagli della sua Volkswagen Golf – è la tesi della procura – Antonio è stato sorpreso dal vicino. E non ha potuto fare altro che attendere l’arrivo dei carabinieri. I difensori dell’arrestato, gli avvocati Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando, hanno incaricato uno specialista per una consulenza psichiatrica.