Gestione del mercato coperto Attesa per la decisione del Tar

LANCIANO. Fatta l’udienza ora si attende la decisione dei giudici del Tar sul ricorso presentato dalla “Mercato coperto srl” contro la revoca della gestione del mercato di piazza Garibaldi fatta un...
LANCIANO. Fatta l’udienza ora si attende la decisione dei giudici del Tar sul ricorso presentato dalla “Mercato coperto srl” contro la revoca della gestione del mercato di piazza Garibaldi fatta un anno e mezzo fa dal Comune. Società che vanta anche un credito dall’ente di 3 milioni di euro. «Nell’udienza di venerdì scorso abbiamo consegnato le nostre memorie. Aspettiamo fiduciosi la decisione dei giudici», dicono i legali Carlo Piccinini e Giovanbattista Iazeolla che rappresentano la Mercato coperto srl di Franco D’Alessandro. «Le nostre ragioni», continuano i due avvocati, «sono state ribadite in un’ulteriore memoria consegnata in udienza. Il Comune, invece, non ha depositato altri documenti». Ci sarebbe quindi agli atti solo la memoria presentata dall’allora legale del Comune, Giovanni Carlini, che rispondeva al ricorso della Mercato coperto srl contro la revoca della gestione della struttura che, in base alla convenzione firmata con l’amministrazione comunale nel dicembre 2005, scadrebbe nel 2025.
Il Comune nell’esporre le proprie ragioni ribadiva che la società di D’Alessandro aveva fatto «diverse violazioni contrattuali, inadempimenti, firmato una sub-concessione illegittima, non aveva versato i dei canoni tra il 13 marzo 2013 e il 31 dicembre 2014. In particolare il sub appalto dalla Summa alla Mercato coperto srl nel 2013 era per il Comune un atto illegittimo». «Un atto illegale», scriveva Carlini, «perché la convenzione non prevedeva sub concessioni, pena la decadenza contrattuale e inoltre nessuno ne aveva comunicato il passaggio».
«Non è affatto vero che non è ammessa dal contratto la sublocazione. È prevista dall’articolo 17 della convenzione sottoscritta a dicembre 2005», ribadisce l’avvocato Piccinini. «La Summa corporation srl vanta poi un credito di oltre 3 milioni con il Comune che non è stato spalmato nei 5 anni di affitto concessi perché l’ente, ricorrendo a una manovra oggetto di impugnativa, ha preteso canoni corrisposti e che il Comune ha incassato. Il credito, quindi, c’è. Tutto ribadito nelle memorie». (t.d.r.)
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