Giallo a Francavilla: per risolvere il caso in campo l’esperto di Garlasco

20 Ottobre 2026

Il mistero della donna trovata impiccata: sotto la lente un taglio sul collo del compagno. Chiamato il medico legale Fineschi, già al lavoro sul delitto Poggi.

FRANCAVILLA AL MARE

Dall’omicidio di Stefano Cucchi a quello di Denis Bergamini, dal massacro di Giulio Regeni al delitto di Chiara Poggi, passando per il caso di Liliana Resinovich. Il medico legale Vittorio Fineschi si è occupato, e continua a occuparsi, di grandi misteri italiani, con conclusioni che spesso si sono rivelate determinanti per arrivare alla verità. Tra gli incarichi più recenti spicca quello nel team difensivo di Alberto Stasi, in vista di una possibile revisione del processo di Garlasco. Fineschi, docente alla Sapienza di Roma, è uno dei consulenti nominati ieri pomeriggio dal pubblico ministero Giancarlo Ciani nell’inchiesta della procura di Chieti – al momento contro ignoti – che punta a fare luce sul giallo di Maria Ionescu. L’hanno trovata giovedì scorso nelle campagne di Francavilla al Mare, impiccata a un ulivo. Era svanita all’alba del giorno prima dall’autogrill Alento Ovest sull’autostrada A14, all’altezza di Miglianico. Lì si era fermata a fare colazione col compagno Vito Palagiano. Viaggiavano verso casa a Mottola, nel Tarantino, di ritorno da una vacanza a Rimini.

Questa mattina, all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, Fineschi affiancherà i colleghi Pietro Falco e Matteo Scopetti: l’autopsia sulla donna, di origine romena, è in programma proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 66 anni. Il quesito principale resta uno: Maria ha davvero scelto di andarsene da sola, come suggerisce il primo sopralluogo? L’esame dovrà decifrare anche l’innaturale posizione di un corpo appeso a un albero con un filo di ferro e i piedi che toccavano ancora terra. Un quadro che non convince fino in fondo.

Vito Palagiano, coetaneo della compagna, porta sul collo un taglio molto fresco. Una ferita che racconta una violenza compatibile con una coltellata. L’ex agente penitenziario mostrava questo squarcio già al momento della scomparsa della donna. Un dettaglio che pesa sull’indagine della squadra mobile di Chieti, diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio. I poliziotti devono ricostruire il contesto in cui è maturata la tragedia e accertare se fattori esterni, come continue e sistematiche vessazioni, possano aver spinto la donna al suicidio. Da qui nasce l’ipotesi di reato di «morte come conseguenza di altro reato».

Maria e Vito litigavano. Litigavano spesso, ad alta voce. «Lei era depressa», hanno sentenziato i vicini, un coro unanime a cui si è accodato lo stesso compagno. Discutevano di continuo, logorando i giorni in quello che i residenti del medesimo palazzo definiscono un rapporto tossico.

I tasselli mancanti generano altre domande. Chi ha colpito Vito con un fendente? La lesione è stata inferta negli attimi precedenti la scomparsa della donna nell’area di servizio? I poliziotti hanno perquisito l’abitazione in cui vivevano nell’entroterra tarantino e sequestrato l’automobile dell’uomo. Sono stati recuperati asciugamani intrisi di sangue. Li ha usati lui per tamponare l’emorragia al collo? Solo il responso degli accertamenti scientifici potrà fornire certezze su questa parte della storia.

La polizia continua a ricostruire la via di fuga di Maria dall’autogrill. Come ha potuto una donna, affetta da evidenti problemi di deambulazione, coprire due chilometri o forse più nei terreni impervi di contrada Santa Cecilia? La lente si sposta anche sui movimenti di Palagiano. L’uomo, persa di vista la compagna, ha chiesto aiuto e allertato la polizia stradale, per poi rimettersi in viaggio verso Mottola e presentare la denuncia. In questo quadro pieno di anomalie, spunta la (probabile) coltellata al collo. L’ennesimo giallo nel giallo.