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20 ottobre

20 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1989, a Taranto, nella frazione Statte, che dall’1 maggio 1993 diverrà municipio autonomo, alle 21.30, sicari della malavita organizzata locale, destinati a rimanere ignoti, assassinavano, con due colpi di fucile a canne mozze sparati in faccia, a bruciapelo, dentro il recinto della villa di famiglia, Domenico Calviello, di 14 anni. Il malcapitato (nella foto, particolare, l’immagine di corredo all’articolo del quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 22 ottobre di quel 1989, a firma di Arturo Guastella) era figlio di Pietro, rivenditore di carni anche all’ingrosso e proprietario di due macellerie. Domenico veniva accoppato, da innocente, mentre parcheggiava il motorino col quale era uscito a farsi un giro, l’ultimo, e mentre Antonio chiacchierava tranquillamente con degli amici al termine della giornata di fatica.

Domenico aveva conseguito la licenza media e dava una mano nell’attività paterna nella quale lavorava anche Antonio. L’omicidio, destinato a rimanere un giallo, era dettato, verosimilmente, o da errore di persona, oppure da vendetta trasversale. Cià rendeva ancora più inquietante la vicenda che si verificava in un contesto ad alto tasso d'infiltrazione criminale e con una scia di morti ammazzati con o senza un perché decisamente lunga. Così come non ci sarà un responsabile che verrà assicurato alla giustizia, per la triste fine di Domenico non si conosceranno le vere ragioni del regolamento di conti che destava enorme clamore in tutto il Belpaese. L’esecuzione, comunque, avveniva nel feudo di Antonio Modeo, detto “Messicano”, boss della zona, che verrà eliminato a Bisceglie, il 16 agosto 1990, in via della Libertà.