Gigolò ricatta un sacerdote: dammi i soldi o pubblico i video

Un 30enne finisce sotto processo per tentata estorsione. Quei filmati, secondo il pm, sono inesistenti È accusato di molestie anche nei confronti di un altro prete: li importunava con richieste economiche
CHIETI. «Se non mi dai i soldi, diffonderò video che per te sono compromettenti». Così, secondo l’accusa, un parroco di Chieti Scalo è stato minacciato da Dejvid Gasi, trentenne di origine macedone, un passato da gigolò, ora accusato di tentata estorsione e molestia. Il giudice Andrea Di Berardino ha disposto il rinvio a giudizio: il processo inizierà il prossimo 28 giugno. I filmati evocati dall’imputato, è la tesi della procura, sono «in realtà inesistenti». Il religioso ha dichiarato di non aver fatto nulla di cui vergognarsi: in base al suo racconto, in due circostanze Dejvid, presentandosi in sagrestia per chiedere aiuti economici, si è spogliatoio davanti a lui ma è stato invitato immediatamente a rivestirsi e ad andare via. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia presentata dal prete ai carabinieri.
IL RICATTO L’uomo «non riusciva nell’intento di farsi consegnare imprecisate somme di denaro», scrive il pm Marika Ponziani, «per cause indipendenti dalla propria volontà, ovvero per il fermo rifiuto del sacerdote di aderire alla richiesta estorsiva». Dopo gli episodi avvenuti in sagrestia, ci sarebbero state altre visite in chiesa da parte dell’imputato, sempre legate alla richiesta di denaro per sostenere – a suo dire – la famiglia e pagare le bollette. In queste occasioni, avrebbe parlato dei fantomatici video e rivolto frasi diffamatorie nei confronti del sacerdote, anche davanti al sagrestano e altre persone.
LE MOLESTIE Gasi deve rispondere di molestia nei confronti sia del parroco dello Scalo che di uno del Colle, perché «arrecava disturbo a entrambi, in quanto, entrando in chiesa durante la celebrazione della liturgia o nei momenti di preghiera, li importunava con insistenti richieste di aiuto economico, dando in escandescenze e ingiuriandoli in caso di rifiuto, e ciò nonostante la presenza di fedeli». Nel caso del secondo sacerdote, Gasi avrebbe inveito contro di lui accusandolo di essere razzista e di aiutare solamente gli italiani.
LA DIFESA I due religiosi, prima dell’udienza preliminare, hanno ritirato le querele. Ma l’inchiesta, ieri sfociata in un decreto di rinvio a giudizio, è andata comunque avanti perché si tratta di reati procedibili d’ufficio. L’imputato, difeso dall’avvocato Luciano Carinci, respinge le accuse: sostiene di aver chiesto aiuti economici per la sua famiglia, ma ribadisce di non aver minacciato nessuno, anche perché quei video non esistono, ed è convinto di dimostrare la sua innocenza durante il processo. In totale, dal parroco dello Scalo ha ricevuto una volta 10 euro e un’altra 50 euro.
I PRECEDENTI Già in passato, Gasi è finito nei guai per vicende analoghe. Nel gennaio del 2018, infatti, è stato arrestato per estorsione nei confronti di un 65enne di Bucchianico per un presunto ricatto sessuale: se l’uomo non gli avesse dato 1.500 euro, lui avrebbe messo in giro la voce – considerata falsa dagli investigatori – di aver avuto rapporti con lui. Dejvid era stato bloccato in piazza San Giustino, nel cuore del centro storico di Chieti, dopo un’operazione-trappola. Quando il macedone ha preso i soldi dalla vittima, sono entrati in azione i carabinieri: aveva infilato le banconote nei calzini. Nel 2016, invece, è stato denunciato in Puglia per aver minacciato di raccontare la relazione avuta con un amante occasionale alla moglie di quest’ultimo, allo scopo di ottenere denaro.
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