Giochi, escursioni, feste e sport: la nuova vita dei bambini ucraini

Sono ospiti di un hotel allo Scalo e trascorrono le loro giornate in compagnia dei volontari del Not Tra corsi di italiano e gite fuori porta stanno cercando di mettersi alle spalle il trauma del conflitto
CHIETI. Una vita da ricostruire dopo una fuga infinita, con l’eco della guerra che resiste in sottofondo. Il dramma dei bambini ucraini accolti a Chieti è ancora vivido nei loro occhi, ma dopo quasi due mesi la loro vita sta tornando a scorrere lentamente. Tra giochi, feste ed escursioni i piccoli profughi hanno ricominciato a sorridere, creando legami solidi con chi (dal primo giorno) ha cercato in tutti i modi di farli sentire a casa. Sono 14 gli ucraini ospiti dell’Hotel Parco Paglia, di cui 9 tra bambini e ragazzi, e hanno trovato dei veri angeli custodi: le volontarie Francesca, Alessandra, Federica, Andrea Gagliardi e sua sorella Francesca, operatori del Nucleo operativo Teate (presieduto da Antonio Mancini), diventati rapidamente i protettori dei bimbi fuggiti dalla guerra. Sono ragazzi giovanissimi, uniti da una catena di solidarietà che ha intrecciato le loro vite al dramma di chi soffre ingiustamente.
La loro avventura è cominciata a metà aprile, quando è arrivato a Chieti un pullman di profughi organizzato proprio da Andrea, che di mestiere fa il revisore dei conti ma ora ha dedicato una fetta della sua vita ai nuovi arrivati. «Inizialmente ci ha spaventato anche la risonanza mediatica», racconta Andrea, «perché il nostro obiettivo è fare volontariato senza proclami». Dal 12 aprile la giornata tipo dei volontari è stata scandita dai problemi quotidiani dei profughi, a partire dai bisogni sanitari. «Abbiamo avuto grossi problemi all’inizio per avere copertura sanitaria, ma presto i profughi riceveranno un tesserino provvisorio». L’altro grosso ostacolo è quello della lingua: i bimbi stanno imparando l’italiano perché una delle volontarie è anche insegnante, ma è un’impresa complicata. Il sabato e la domenica, poi, sono i giorni delle uscite fuori porta: al mare a Francavilla oppure in montagna a Passolanciano. E pensare che tutto è partito da un servizio televisivo: «Avevo visto alcuni giornalisti partirti per l’Ucraina con un camion carico di aiuti», spiega Andrea, «e dopo quell’iniziativa si era creata una fiumana di solidarietà con centinaia di macchine partite per consegnare gli aiuti in Ucraina. Anche io a quel punto ho sentito la necessità di fare qualcosa. Ma dopo aver accolto il pullman a Chieti, tra mille difficoltà, non avevo idea che ci fossero bambini così piccoli. Per questo ho chiesto aiuto a mia sorella e da lì non li abbiamo più lasciati soli». A quel punto il gruppo di volontari si è ampliato e a breve crescerà ancora. Una macchina della solidarietà ormai entrata a regime. «Due volte a settimana stiamo con loro a turno, ma quando ne hanno bisogno ci contattano e corriamo ad aiutarli. Qualche sera fa», prosegue Andrea, «ho ritrovato a sorpresa a casa alcuni bimbi con mia sorella: ormai siamo una famiglia allargata». In due mesi le vite dei giovani volontari sono state stravolte dall’arrivo dei piccoli profughi. E le piccole gioie quotidiane sono la vera spinta per continuare ad aiutarli. «Una delle madri, appena arrivata, mi ha scritto con l’aiuto di un traduttore “È la prima volta che i miei figli dormono tranquilli in un letto” ed è stato emozionante. Ricordo che, tempo fa, alcuni di loro ci hanno scritto un messaggio: “Non dimenticheremo mai la vostra gentilezza. Quando finirà tutto dovrete venire a visitare le montagne dell’Ucraina”. Da questi momenti troviamo la forza per continuare a stargli vicino».

