Giovane pestato e umiliato Torna in aula il caso Lilium

7 Luglio 2014

Sotto accusa 5 educatori della comunità per minori di San Giovanni Teatino Mercoledì seconda udienza in tribunale, la denuncia partita da una insegnante

CHIETI. Torna in aula, il 9 luglio prossimo, il caso della cooperativa Lilium, in via Verdi a San Giovanni Teatino. Sotto accusa 5 educatori della Comunità terapeutica che si occupa del recupero di minori con problemi psichiatrici, imputati a vario titolo di maltrattamenti e lesioni ai danni di alcuni ospiti.

Lo scorso 26 marzo, davanti alla giudice Patrizia Medica, avevano sfilato i testimoni dell’accusa. Tra i quali la professoressa di un istituto tecnico frequentato da uno dei 5 ragazzi, secondo la procura maltrattati, che è stata un fiume in piena. La docente rispose alla pubblico ministero, Marika Ponziani, e ai difensori di parte civile e della difesa dicendo che il suo alunno spesso arrivava in classe «pieno di lividi, triste e addormentato».

Al banco dei testimoni sedette anche un ragazzo di Mantova, che all’epoca dei fatti contestati, nel 2009, era minorenne, come tutti gli ospiti della Lilium. Il giovane, con problemi di disagio mentale e familiari molto delicati era finito nella comunità di San Giovanni dopo averne visitato altre dove non riusciva a stare perché ogni volta scappava.

Il giovane, l’unico che si è costituito parte civile, raccontò di essere stato legato a letto solo perché aveva fatto un apprezzamento pesante nei confronti di un’altra ospite della cooperativa. Di essere stato picchiato a calci e pugni tanto che in una occasione gli sono stati rotti due incisivi. Raccontò anche di essere stato legato a letto per due giorni interi senza la possibilità di andare neanche in bagno tanto che i bisogni era costretto a farli nel letto e spesso anche per questo veniva picchiato. Maltrattamenti che avrebbe riferito ad alcuni suoi amici ma anche a un medico francese che faceva parte della struttura. Davanti al tribunale, lo scorso 26 marzo, testimoniarono anche i poliziotti della squadra mobile che hanno condotto le indagini e confermato tutte le accuse. Una brutta storia che però avrebbe visto il riscatto del giovane mantovano che ora ha 20 anni.

Ragazzo che tra mille difficoltà è riuscito a trovare un lavoro. Vive da solo ed è completamente autonomo. In quell’istituto, secondo il suo avvocato, a causa di una diagnosi sbagliata: «Non era un malato psichiatrico» afferma «come ha confermato una diagnosi successiva , era solo un adolescente difficile , con un problema di gestione della rabbia». Mercoledì, dunque, si torna in aula. La coop Lilium era già finita agli onori delle cronache per una interrogazione parlamentare, lo scorso ottobre, della senatrice Laura Bottici del M5s e sotto processo, quando si chiamava Cearpes, qualche anno fa, ma in quella occasione tutti gli imputati sono stati assolti. (y.f)

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