«Giovani e laureati lavoriamo la terra»

Apre il mercato coperto in centro, ecco le storie dei produttori
CHIETI. Niente posto fisso in ufficio, loro hanno deciso di sporcarsi le mani con la terra. Sono giovani, laureati e con il sorriso in faccia, i nuovi imprenditori dell’agricoltura. Sono loro i protagonisti del mercato coperto di Campagna Amica inaugurato ieri in via Arniense (è aperto martedì, venerdì e sabato dalle 8 alle 14). Verdure biodinamiche e olio biologico, formaggi sotto crusca, salumi senza glutine, uova di quaglia e cereali antichi passando per cavolo toscano, mele autoctone e vini bio rigorosamente venduti dal produttore al consumatore. I giovani, sotto l’egida di Coldiretti, ripartono dai prodotti tipici locali.
Alfredo D’Eusanio e Patrizia Pompilio, di Ortona, sono marito e moglie, due figli e una sola filosofia: quella del biologico. Entrambi lavoratori precari avrebbero potuto rincorrere il sogno di un lavoro comodo, invece, dal 2009, hanno deciso di lavorare la terra: «Ci siamo reinventati contadini secondo il metodo biologico». Lui 40 anni, lei 44 e una laurea in Scienze naturali all’università di Bologna, coltivano ortaggi nelle serre con la musica: «Le vibrazioni di alcune note musicali fanno bene alle piante e le fanno crescere più forti. Usiamo questo metodo da tre anni e i risultati ci sono. Lavorare la terra è duro: facciamo tanti sacrifici e non ci sono orari, ma le soddisfazioni sono tante: la terra è la nostra terza figlia. Lanciamo un appello ai giovani: anziché aspettare un impiego in ufficio, prendete la zappa in mano e siate liberi».
Pier Carmine Tilli, di Casoli, ha 31 anni e guida l’azienda di famiglia: 1.200 piante d’olivo e circa 15 ettari coltivati a vigneto biologico. «Produciamo 6 tipi di vini, tutti autoctoni tranne il merlot, e il nostro mercato di riferimento è l’estero, soprattutto Germania e Svizzera». Tilli, enologo, ha ereditato l’azienda di famiglia e, dal 2009, ha impresso una svolta: «Sui terreni coltivati a foraggio abbiamo deciso di impiantare vitigni e siamo contenti di questa scelta». Tilli è un sostenitore dichiarato di Campagna Amica: «È una risorsa per i giovani perché così si azzerano le distanze e si abbattono le intermediazioni valorizzando il prodotto e tendendo la mano al consumatore: noi ci mettiamo la faccia».
Da 17 anni, Emiliano Paccione e la moglie producono uova di quaglia a Ripa Teatina. Anziché fare il benzinaio, dall’età di 30 anni, Paccione ha scommesso sulla sua passione per gli animali fondando la Fattoria Ale: «Il 2017 è stato un anno nero», dice, «con la neve abbiamo perso circa il 70% della produzione ma continuiamo a lavorare sempre con lo stesso impegno. Siamo partiti con 500 quaglie e, adesso, ne abbiamo quasi 4mila con una produzione media di 2.200 uova al giorno. Si tratta di uova con meno colesterolo rispetto alle uova di gallina, più proteine e più calcio. I nostri mercati di riferimento sono nel Lazio e nelle Marche mentre in Abruzzo siamo presenti anche al mercato di Campagna Amica di Pescara». L’azienda ha ideato anche una linea di pasta e dolci fatti solo con uova di quaglia: «I prodotti locali», osserva Paccione, «sono una garanzia per i consumatori».
Giuseppe Scorrano, 30 anni, è laureato in Economia; la sorella Margherita, 29 anni, è laureata in Lettere: sono loro i pilastri dell’azienda di famiglia che, a Pianella, produce olio, passate di pomodoro, cereali e confetture. «Dal 2009 abbiamo riscoperto i grani antichi: farro, solina, saragolla, senatore Cappelli, frassetto. Anziché produrre grano e rivenderlo ai colossi della pasta a prezzi irrisori, abbiamo deciso di farne un prodotto di qualità». È questa la parola d’ordine della nuova generazione di agricoltori e produttori: «L’attenzione al prodotto è massima e ogni ingrediente è tracciabile», dice Scorrano.
Tra i produttori c’è anche la famiglia Lazzarini di Cepagatti che, da 5 generazioni, è sinonimo di carni ovine e formaggi secondo i riti della tradizione pastorale abruzzese. Tra i banchi c’è anche un altro cepagattese, Gabriele Maiezza dell’azienda agricola Santa Felicita: è lui il simbolo della rivincita della terra sulla modernità digitale: ha lasciato il lavoro di ingegnere elettronico per l’agricoltura.
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