«Giovani in pericolo Prestate attenzione alle insidie del web»

21 Dicembre 2022

La criminologa Bruzzone e le dipendenze tecnologiche «L’essere collegati in rete diventa anche un vero bisogno»

CHIETI. Disagio giovanile e utilizzo dei social media. È il tema al centro del seguitissimo dibattito di ieri pomeriggio all’Università d’Annunzio organizzato dal dipartimento di Scienze giuridiche e sociali che ha visto come ospite la criminologa e noto volto televisivo Roberta Bruzzone. La criminologa e psicologa forense ha messo l’accento sui social come forma di dipendenza, talmente facili da utilizzare, soprattutto per le generazioni più giovani, da rimanerne soggiogati. Il seminario sulle “Dipendenze tecnologiche. Dall’internet addiction al cyberbullismo” ha visto la partecipazione del professor Fabrizio Fornari, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche e sociali della d’Annunzio, e di Antonio Teti, responsabile del Settore sistemi informativi e innovazione tecnologica della d’Annunzio. L’incontro è stato moderato dal professor Andrea Lombardinilo, delegato del rettore alla comunicazione di ateneo. Il seminario si è svolto nell’auditorium del rettorato e ha visto una grande partecipazione studentesca.
Nel corso dell’appuntamento è stato anche presentato l’ultimo libro della criminologa, «una protagonista», l'ha definita il professor Fornari, «di primo piano della narrazione mainstream sulla criminalità e sull’insicurezza, in una fase in cui la comunicazione televisiva è sempre più sospesa tra cronaca, spettacolo, informazione e approfondimento».
Bruzzone ha affrontato il problema del disagio giovanile dipingendo un quadro per nulla rassicurante: l’utilizzo tra i giovani dei social media è in crescita esponenziale, mentre il modello di famiglia tradizionale viene sempre meno. «Non può esistere il genitore-amico», ha detto, «il genitore è genitore». L’utilizzo smodato dei social è in grado di creare dipendenza: l’essere collegati in rete diventa un vero e proprio bisogno. La criminologa ha anche affrontato il tema del cyberbullismo, sottolineando, sempre in tema di modello di famiglia, il diverso atteggiamento dei familiari della vittima, sempre molto collaborativi, e di quelli del bullo, che tendono a sminuire e negare i fenomeni di bullismo, non favorendo la rieducazione del figlio.
Infine Bruzzone ha parlato del libro che ha scritto sulla morte di Versace che, a 25 anni di distanza dai fatti, ricostruisce le tappe fondamentali del delitto, ipotizzando piste alternative e raccontando ai suoi lettori quella che si può a tutti gli effetti «un'indagine imperfetta».
A dare i numeri del fenomeno social ci ha pensato Teti. «Secondo i dati del portare www.statista.com relativi al 2021», ha detto Teti, «oltre 5 miliardi al mondo utilizza la rete, 4 miliardi e 700 milioni usano i social media. Il tempo medio trascorso dagli utenti è di oltre 2 ore al giorno solo sui social tramite app. Il livello di fiducia che si ripone nelle notizie che provengono dai social è altissimo: il 39,3% ha molta fiducia, il 54% abbastanza fiducia, solo il 6,6% pochissima. La difficoltà che hanno le persone a distinguere le notizie vere da quelle false è invece alta: solo il 18,4% riesce a capire che le informazioni che arrivano dalla rete sono manipolate. Ciò significa», ha concluso Teti, «che ci troviamo in una condizione di disinformazione impressionante». (a.i.)