Giudice reintegra dipendente licenziato
La sentenza: «Provvedimento tardivo e illegittimo». L’azienda aveva atteso la condanna per furto
VASTO . Deve tornare al lavoro e riscuotere le retribuzioni maturate dalla data del licenziamento P.R., 55 anni, accusato cinque anni fa di peculato ai danni delle Poste. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Chieti, Ilaria Prozzo, accogliendo il ricorso del dipendente. L’accusa, derubricata poi in appropriazione indebita, nel giugno 2016 è costata all’uomo la condanna a un anno e mezzo. Le Poste, in attesa di valutare la vicenda di P.R., prima trasferirono il dipendente a Chieti e poi lo sospesero; infine, dopo la condanna, lo hanno licenziato. Ormai a 4 anni dal fatto che gli veniva contestato. Così il provvedimento tardivo è stato impugnato dagli avvocati Carmine Di Risio e Maria Lucia D’Aloisio, che hanno seguito la causa di lavoro. Il ricorso è stato accolto. L’impiegato deve tornare al lavoro: il giudice ha disposto l’immediata reintegra di P.R.; ora il dipendente postale, che si è sempre dichiarato innocente, spera di essere assolto dai giudici della Corte d’appello anche dall’accusa di appropriazione indebita. P.R. venne arrestato nel 2012, con l’accusa di peculato, al termine di un’indagine dei carabinieri. Nel corso del processo il tribunale aveva accolto la tesi del difensore, l’avvocato Giovanni Cerella, che contestava l’erronea qualificazione giuridica del reato commesso: l’accusa era stata derubricata applicando il minimo della pena. L’accusato era tornato a lavorare per le Poste ma in un’altra sede (la filiale di Chieti), ma dopo nell’ottobre 2016 è stato licenziato. Soddisfatti i difensori che hanno impugnato il licenziamento. La posizione di P.R. era delicatissima. In base agli elementi raccolti dai carabinieri P.R. sarebbe stato l’autore di un furto da 15mila euro messo a segno nei locali di Poste Impresa, all’interno dell’ufficio delle Poste centrali di viale Giulio Cesare. Il 31 agosto 2012 la cassaforte venne aperta e svuotata. Un dispositivo fatto installare, all’insaputa dei dipendenti, dalla direzione all’interno della cassaforte, registrò particolari che misero P.R. nei guai. L’accusato ha sempre parlato di un equivoco. (p.c.)

