Giunta, lettera-diffida il sindaco

23 Agosto 2017

C’è solo una donna: la consigliera di parità Genco scrive a Radica 

TOLLO . Tempo scaduto. L’ex vicesindaco Ettore Leve torna a parlare del tema delle quote rosa in giunta. «Il 12 agosto era il termine fissato nella diffida che la consigliera di parità della Regione, Alessandra Genco, ha inviato in data 2 agosto al sindaco Angelo Radica», avvisa Leve, «la consigliera ha comunicato al sindaco, così come sostenuto anche dal sottoscritto, che la composizione della giunta a Tollo, non è rispettosa dell’articolo 1, comma 137 della legge 56/2014, che recita: “nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3mila abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, con arrotondamento matematico”». In base a ciò, «essendo la giunta del nostro Comune composta da quattro assessori», continua Leve, «se ne deduce che i componenti, uomini o donne, devono essere rappresentati al minimo in numero di due e poiché la nostra è composta da tre maschi e una donna, non rispetta il dettato della sopra citata legge». Nella lettera-diffida, a supporto di quella che lo stesso Leve definisce «palese violazione», si richiamano vari articoli di legge che regolano la materia. E così la consigliera Alessandra Genco conclude invitando Radica a provvedere, entro dieci giorni, alla modifica della composizione del suo esecutivo.
Tuttavia «il primo cittadino anziché adeguare la giunta secondo quanto indicato dalla consigliera di Parità, ha provveduto ad inviare sette lettere a persone vicine, chiedendo la loro disponibilità, pensando in tal modo di superare gli ostacoli legislativi che richiedono una istruttoria ben più ampia e pubblica per l’affidamento della carica di assessore in modo da assicurare la parità di genere», aggiunge l’ex vicesindaco oggi consigliere comunale in rappresentanza del gruppo autonomo Art.1 per Tollo. «Tutto ciò fa presumere che il sindaco non ha intenzione di rispettare la legge, cercando di scavalcarla con artifici e raggiri. Crediamo», conclude Leve, «che per un sindaco che non rispetta la legge, sarà difficile, in futuro, chiedere ai cittadini di rispettarla». (a.s.)