Giuseppe Pio, chiesta l’archiviazione per due

Giovane finito in coma dopo l’aggressione. La Procura: «Zio e nipote non hanno commesso reati»
LANCIANO. La Procura di Lanciano ha chiesto l’archiviazione per i due rom maggiorenni indagati per l’aggressione a Giuseppe Pio D’Astolfo. Si tratta di G.D.R., 30 anni, e P.D.R., 18, zio e nipote, assistiti entrambi dall’avvocato Massimo Biscardi. I due sono stati individuati e denunciati, insieme al gruppo dei tre minorenni, dai carabinieri di Lanciano, che hanno effettuato le indagini sulla sera del 17 ottobre scorso quando, dietro l’ex stazione Sangritana, il diciottenne D’Astolfo (nei giorni scorsi ha compiuto 19 anni) è finito in coma per un pugno sferrato alla testa.
Secondo la ricostruzione dei militari, ad aggredire Giuseppe Pio e l’amico Anthony Gomez Brito, 26 anni, sono stati i tre minori in concorso tra loro e con il supporto dei due maggiorenni, questi ultimi intervenuti in una fase successiva dell’aggressione. Finora, in questi otto mesi seguiti all’aggressione, gli unici provvedimenti dell’autorità giudiziaria hanno riguardato due dei tre minorenni, per i quali è competente la Procura per i minorenni dell’Aquila. L’unico ad avere 14 anni all’epoca dei fatti, e quindi ad essere imputabile, è stato recluso un mese in una comunità educativa; dallo scorso febbraio i termini della misura cautelare sono scaduti e il ragazzo è tornato libero. Il cugino, ritenuto l’autore del gesto violento che ha mandato in coma D’Astolfo (come egli stesso ha ammesso in una confessione spontanea in caserma), è stato invece affidato ai servizi sociali del Comune di Lanciano e collocato in una comunità per minorenni, dalla quale ogni tanto torna a casa. Al momento dell’aggressione aveva solo 13 anni.
Per quanto riguarda i tre minorenni, tutti assistiti dall’avvocato Vincenzo Menicucci, è stata decisa una proroga di sei mesi delle indagini. La Procura di Lanciano, chiuse le indagini, chiede invece l’archiviazione del procedimento penale per i due indagati maggiorenni. Sul loro coinvolgimento quella sera il difensore, l’avvocato Biscardi, ha sempre sostenuto che G.D.R. e P.D.R. sarebbero comparsi sulla scena quando D’Astolfo era stato già colpito: i due sarebbero accorsi credendo che ad essere ferito fosse stato un parente e finendo per avere uno screzio con Gomez Brito. La famiglia del giovane aggredito ha venti giorni per opporsi alla richiesta di archiviazione.
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