Giuseppe Pio, via al processo dopo 4 anni

Udienza ieri all’Aquila sul 22enne finito in coma un mese per un pugno: la difesa non chiede riti alternativi
LANCIANO. A quattro anni dai fatti è iniziato all'Aquila il processo per l'aggressione a Giuseppe Pio D'Astolfo, oggi 22enne, colpito da un pugno alla testa e mandato in coma per un mese da un gruppetto di minorenni la notte tra il 17 e il 18 ottobre 2020 nell'area dei binari dell'ex stazione Sangritana. A giudizio, davanti al tribunale per i minorenni dell'Aquila, c'è G.P.G., oggi diciassettenne, l'unico dei minori coinvolti ad essere imputabile all'epoca dei fatti. Il ragazzo, difeso dall'avvocato Vincenzo Menicucci, è accusato di lesioni personali gravissime, aggravate da futili motivi. Danni che sono stati accertati dalla perizia clinica depositata dalla dottoressa Maria Rosaria Aromatario, medico legale incaricata dalla Procura. La relazione del medico legale ha certificato una «disabilità persistente con significativo deficit della sfera cognitiva, relazionale e comportamentale, tale da impedire una ripresa funzionale in ambito familiare, sociale e lavorativo».
Nessuna richiesta di rito alternativo è arrivata dalla difesa. Nella prossima udienza, il 13 novembre prossimo, sarà sentita la vittima, Giuseppe Pio D'Astolfo, rappresentato dall'avvocato Giovanni Mangia. Nell'ottobre di quattro anni fa, il giovane venne aggredito di spalle da un gruppo di minorenni di etnia rom. Un pugno alla testa, sferrato da un cugino dell'imputato, all'epoca tredicenne e quindi non imputabile, lo mandò in coma per un mese. Il suo è stato un percorso di rinascita, sostenuto sempre dall'amore di mamma Paola, papà Giuseppe e dei fratelli. Ma da allora Giuseppe Pio e tutta la famiglia D'Astolfo chiedono giustizia. (s.so.)

