Già arrestato per pedofilia

Sei anni fa il tecnico di baseball finì ai domiciliari. Ma il giudice archiviò il caso
CHIETI. Arrestato due volte per pedofilia. Era il 2011 quando i carabinieri bussarono alla porta di Riccardo Furgiuele, 51 anni. L’accusa era di violenza sessuale su due giovanissimi atleti di baseball. Due fratelli che oggi sono ancora minorenni. E che allora raccontarono alla pm, Marika Ponziani, di attenzioni particolari, regali e atti di libidine, da parte del loro allenatore. Allora come adesso: stesse accuse, stesso protagonista arrestato due volte nel giro di sei anni. Ma nel 2011 le accuse caddero. Non ci fu alcun processo e l’inchiesta fu archiviata dal giudice per le indagini preliminari Paolo Di Geronimo, che poi ha lasciato Chieti dopo aver firmato sentenza importanti, come la maxi assoluzione in primo grado del processo di Bussi, oppure l’arresto di un ex primario di Neonatologia sempre per presunte molestie sessuali.
Passano sei anni da quel primo arresto, e dall’archiviazione per mancanza di indizi, e la storia si ripropone in modo identico. Mercoledì scorso la polizia ha bussato alla stessa porta di casa, ma questa volta Furgiuele è finito in carcere. Il numero dei bambini che lo accusa da tre è già salito a sei. Oltre ai loro racconti c’è anche un certificato medico, che nel 2011 non c’era. L’allenatore di baseball, due giorni fa, non ha risposto al nuovo giudice che ha firmato il secondo arresto. Tremava davanti al gip Antonella Redaelli. E ieri mattina, il pubblico ministero Giuseppe Falasca ha risposto con un laconico no alla richiesta del difensore di concedere gli arresti domiciliari a San Giovanni Teatino all’allenatore accusato di violenza sessuale aggravata dalla minore età delle presunte vittime, una delle quali ha solo 8 anni. È un no telegrafico quello del pm, senza alcuna motivazione, ma accompagnato solo dalla frase: «Si esprime parere negativo». Tocca al giudice Redaelli decidere, lo farà domani. Ma il difensore Luigi Antonangeli appare ottimista. In caso contrario ricorrerà al tribunale del Riesame all’Aquila. Esattamente come accadde sei anni fa. Quando le accuse, gravi e infamanti, franarono e l’allenatore di baseball riacquistò ancora più fiducia da parte dei genitori dei bimbi del baseball, che hanno continuato ad affidargli i loro figli anche per le gare in trasferta. E Furgiuele, dice oggi l’accusa, ne avrebbe approfittato, fino al 3 marzo scorso, persino in una stanza di hotel nelle Marche. Ma sei anni fa le stesse gravi ipotesi di reato non ressero. L’avvocato Antonangeli ci aiuta a ricostruire che cosa accadde. Non mostra le carte, il difensore di Furgiuele, ma racconta di aver fatto subito ricorso al tribunale del riesame che annullò gli arresti domiciliari per «mancanza di gravi indizi». In una fase successiva dell’inchiesta, condotta all’epoca dai carabinieri di San Giovanni Teatino, la procura chiese al gip un incidente probatorio per blindare le dichiarazioni dei due fratellini.
Ma nel giorno clou, quando in tribunale, in un ambiente protetto e alla presenza di uno psicologo, il giudice Di Geronimo li ascoltò, uno dei due disse di essersi inventato tutto, e l’altro cadde in una evidente contraddizione di luogo e tempo. In parole semplici disse di essere stato violentato in un posto e in un giorno in cui Furgiuele era in tutt’altra parte. E potè dimostrarlo.
L’accusa, per il giudice, venne quindi ritenuta infondata ma non scattò alcuna inchiesta per calunnia perché entrambi i fratellini non erano imputabili avendo età inferiori ai 14 anni. Quei fatti ora riappaiono sulla scena della nuova inchiesta, a tal punto che la Squadra Mobile cerca indizi nuovi, anche riferiti al 2011, per poter riaprire il caso che sei anni fa costò all’allenatore di baseball il primo arresto, tenuto rigorosamente segreto da inquirenti e investigatori. Ma che, dopo l’archiviazione, finì per riabilitarlo davanti agli occhi di una comunità sportiva che oggi è sotto choc.

