«Giù le mani dalla Honeywell»

12 Luglio 2017

Fim, Fiom e Uilm unanimi contro la chiusura dello stabilimento

ATESSA. Si è aperta ieri, con l’adesione allo sciopero del 100% delle maestranze, la stagione più drammatica della Honeywell, fabbrica-modello dei turbo e dei rotori, eccellenza mondiale e fiore all’occhiello dell’automotive regionale, dietro in Abruzzo, per numeri e dipendenti, solo alla Sevel e alla Honda e che però rischia di chiudere nel 2018. Secondo i sindacati Fim, Fiom e Uilm, riuniti ieri in conferenza stampa a Lanciano mentre ad Atessa gli operai sono rimasti fuori dai cancelli, tutto è partito dal cambio della dirigenza passata totalmente in mano ai francesi, storici concorrenti dello stabilimento di Atessa con il sito di Thaon Les Vosges. E a complicare le cose ci si è messa anche una direttiva europea che impone la dismissione dei turbo a diesel per far posto soltanto a quelli a benzina. Come se non bastasse da maggio-giugno nello stabilimento di Atessa è stata comunicata la decisione di effettuare il back up del sito. Significa in sostanza creare produzioni simili in un altro stabilimento, in questo caso quello sloveno della Honeywell che, assieme a quello di Bucarest, produce turbo a benzina, di basso appeal sul mercato, a differenza di quelli di altissima gamma realizzati invece ad Atessa. Questa operazione, arrivata come un fulmine a ciel sereno, è stata giustificata col fatto che la produzione va protetta da cause di forza maggiore come terremoti, black out di corrente e chiusure forzate a causa del maltempo. Una spiegazione troppo debole, secondo i sindacati, se data dalla dirigenza francese che ha tutto l’interesse a salvaguardare il sito d’Oltralpe. Se difatti si creano due stabilimenti gemelli che producono le stesse cose e se in Europa i due siti che producono turbo diesel (Francia e Val di Sangro) insieme non arrivano a un milione e 400mila pezzi all’anno, significa che uno dei due deve chiudere.
«Si stanno rifacendo a un vecchio piano industriale», spiega Nicola Manzi, Uilm-Uil, «che parlava di chiusura se non si riuscisse a realizzare più di un milione di pezzi l’anno. Ma non possiamo permettere questo scempio. La Honeywell non ha più investito ad Atessa, non si è preoccupata di aprirsi ad altre produzioni, di diversificare i prodotti. Dobbiamo perciò portare questa vertenza al tavolo più alto, quello del ministero dello Sviluppo economico: non si spazzano via, con un semplice on/off, 420 famiglie». «Alla proprietà americana», interviene Davide Labbrozzi, Fiom-Cgil, «facciamo sapere che da oggi la Honeywell di Atessa è nostra. Siamo pronti anche ad occupare lo stabilimento se necessario». «La Honeywell di Atessa», spiega Dorato Di Camillo, rsu Fim-Cisl, «è stata considerata il miglior stabilimento al mondo dei turbo. I dipendenti hanno dato tantissimo in questi anni. Dobbiamo e vogliamo resistere a tutti i costi».
Daria De Laurentiis
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