Gli “clonano” la macchina nuova: paga le rate ma non può usarla

15 Settembre 2019

Scopre il furto del libretto quando la sua Fiat 500 L da 21mila euro è già diventata un’auto fantasma: i dati sono serviti a una banda di ladri per rivendere un veicolo rubato. E ora nessuno sa come aiutarlo

CHIETI. Gli “clonano” l’auto, ma quando se ne accorge è troppo tardi: la sua Fiat 500 L da 21mila euro è già diventata una sorta di fantasma. Il teatino Marco Fasoli deve continuare a pagare le rate della macchina, ma non può utilizzarla perché, sulla carta, non è più lui il proprietario. La vittima della truffa e la moglie Francesca hanno cercato in tutti i modi di risolvere il problema. Sono andati in tv, hanno mandato lettere ovunque, anche la trasmissione Mi manda Rai Tre si è occupata della vicenda. Ma neppure il ministero dei Trasporti, da cui dipende la Motorizzazione civile, è riuscito ad indicare la strada da percorrere per mettere la parola fine a una storia che definire paradossale è riduttivo.
IL FURTO. I problemi sono cominciati nel momento in cui Marco si è accorto di aver subito il furto del libretto di circolazione della sua nuova auto. «Abbiamo presentato denuncia di smarrimento e ci è stato consegnato un documento per permetterci di continuare a circolare», raccontano i diretti interessati. «Quando siamo andati a pagare il bollo, però, abbiamo scoperto che, formalmente, pur avendone il possesso, la macchina non era più nostra». A quel punto, è venuta fuori tutta la verità.
IL MECCANISMO. Dopo aver rubato una Fiat 500 L simile a quella di Marco, una banda si è appropriata del libretto di circolazione dell’ignaro automobilista teatino, carpendo così i dati identificativi della macchina e le generalità del proprietario. Il tutto è stato utilizzato dai malviventi per generare una serie di documenti falsi – dalla targa fino alla patente – che ha permesso di rimettere sul mercato l’auto rubata creando un “clone” della Fiat 500 di Fasoli. I truffatori sono poi riusciti a piazzare la macchina in una concessionaria che, a sua volta, l’ha rivenduta a un privato. In sintesi, dunque, il danno è stato triplo: per chi ha subito il furto, per chi ha perso la titolarità della sua auto e per chi, inconsapevolmente, si è trovato a comprare un veicolo di provenienza illecita.
IL SEQUESTRO. Marco ha presentato una denuncia e l’auto “farlocca” è stata sequestrata all’ignaro proprietario che, a quel punto, ha richiesto la perdita di possesso in modo tale da non pagare più le tasse. «Di fatto, la nostra macchina è diventata un fantasma perché, a livello formale, non ha più un proprietario», spiegano Marco e Francesca. «E nessuno sa dirci come uscire da questo vicolo cieco. Di fatto, siamo costretti a pagare le rate per una macchina che non possiamo usare ed è ferma, ormai da tempo, davanti casa».
LE POSSIBILI SOLUZIONI. A questo punto, i coniugi teatini cosa potrebbero fare per tornare finalmente a circolare con la loro auto? «La situazione è molto ingarbugliata», ha spiegato l’avvocato Silvia Dodi, consulente di Federconsumatori. «Quando sarà possibile fare le copie del fascicolo penale, gli elementi raccolti dal pubblico ministero consentiranno di aprire un contenzioso civile. La vittima potrà poi presentare un ricorso per provvedimento d’urgenza con l’obiettivo di ottenere una perizia grafologica finalizzata ad attestare che la firma sul passaggio di proprietà tra Marco e il concessionario è falsa».
LE INDAGINI. Recenti inchieste hanno svelato che, dietro a truffe simili, si nascondono vere e proprie organizzazioni criminali. Due mesi fa, a Roma sono state arrestate quattro persone che avevano messo in piedi un sistema quasi perfetto, simile a quello di cui è stato vittima Marco Fasoli: macchine di grossa cilindrata venivano sottratte ai legittimi proprietari e poi “clonate” con gli estremi di vetture identiche nel modello e nel colore, così da poterle rivendere come semplici auto usate. Ma la denuncia presentata da uno dei malcapitati ha consentito di fermare il gruppo criminale.
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