Gli operai: Sider si venda in blocco

Labbrozzi (Cgil): no a ipotesi di smembramenti perché c’è un imprenditore interessato all’acquisto
VASTO. Sono tornati a riunirsi in assemblea davanti a quella che considerano una “loro” fabbrica i lavoratori della Sider Vasto di Punta Penna. Ieri mattina alle 8,30 insieme ai rappresentanti sindacali, si sono riuniti e pacificamente hanno raccontato il loro disappunto per quello che sta avvenendo.
Il 2015 ha portato loro novità positive: il concordato preventivo concesso dal tribunale e l’interesse di una azienda a rilevare la fabbrica. «Però la proprietà non è d’accordo a questa ipotesi», racconta Davide Labrozzi, segretario provinciale della Cgil. Il titolare dell’azienda pare che sia più interessato, al momento, alla vendita di un solo macchinario. «Se dovesse uscire anche un solo bullone da questa fabbrica ci incateneremo», annuncia Labrozzi a nome dei 50 lavoratori della Sider Vasto. «Dopo che a febbraio il giudice del lavoro del tribunale di Vasto, Elio Bongrazio, ha concesso il concordato preventivo all’azienda siderurgica, grazie all’impegno del vicepresidente della Regione, l’assessore Giovanni Lolli, è arrivata la proposta di acquisto da parte di un imprenditore campano. Questi è seriamente interessato all’acquisto della fabbrica. L’accordo prevede l’esborso di 12 milioni di euro e il riassorbimento di tutti i lavoratori. In più è previsto il rilancio produttivo e sui mercati della fabbrica», afferma il segretario provinciale della Fiom Cgil.
Tutto bene, dunque? «Niente affatto», prosegue il sindacalista, «il futuro resta incerto. La proposta dell’imprenditore campano e le trattative sembrano non interessare alla proprietà. Al contrario, la proprietà sembra preferire la proposta di vendita di alcuni macchinari. Per uno slitter (un macchinario che taglia, ndc) hanno proposto due milioni. Noi non siamo d’accordo. La fabbrica va venduta in blocco. Da qui non deve uscire neppure un bullone. Se dovesse accadere qualcosa del genere, ci incateneremo», avvisa il sindacalista.
Il giudice Bongrazio ha concesso il concordato preventivo a febbraio scorso. Un passaggio importatissimo per la riconversione dello stabilimento. Un’azienda che nel 2014 si era dichiarata interessata ha risposto subito alle trattative promosse dal vicepresidente dell Regione, Giovanni Lolli, che sta curando anche la riconversione del sito della Golden Lady di Gissi.
«Vogliamo incontrare la proprietà per avere maggiori delucidazioni. Da tempo i lavoratori sono in cassa integrazione. Alla procedura di mobilità che era stata aperta hanno aderito pochissimi. I lavoratori sperano tutti nella ripresa produttiva e non hanno esitato a riunirsi ancora una volta in assemblea».
Lo stabilimento di Punta Penna è stato aperto nel 1975 e produce tubi metallici. I 50 dipendenti sono tutti specializzati. «Il personale è altamente qualificato. Le loro ambizioni sono legittime », insiste il rappresentante provinciale della Cgil. (p.c.)
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