Gli studenti e le strade pericolose per le moto

10 Dicembre 2016

San Salvo. Appello e video dei ragazzi del Mattioli: «Via Trignina e via Grasceta a rischio incidenti»

SAN SALVO. Disseminate di buche e poco illuminate. Sono rischiose per gli automobilisti, ma soprattutto per chi è alla guida di una moto. Si tratta di via Trignina e via Grasceta, due arterie cittadine teatro spesso di incidenti anche mortali. Per richiamare l’attenzione sulla situazione in cui versano le strade quattro studenti dell’istituto Mattioli di San Salvo hanno realizzato un video (pubblicato anche sul sito del Centro), dal titolo più che emblematico: “Un giro in moto sulle strade sansalvesi”.

«Sono tanti i ragazzi che per ottenere una maggiore indipendenza e libertà nei confronti dei genitori si mettono alla guida di un ciclomotore, ma spesso incorrono nell’inciviltà di chi è al volante, nelle pessime condizioni del manto stradale di alcune delle arterie principali di collegamento della città e nella scarsa illuminazione delle stesse», spiegano gli studenti, «via Trignina e via Grasceta ne sono un esempio lampante: dopo il tramonto sono completamente al buio e prive di qualsiasi illuminazione. L’unica fonte di luce è quella dei fari abbaglianti delle auto. Fossi, dossi e breccia dovuti alla mancanza di manutenzione del manto stradale provocano spesso disastrose cadute. Anche noi in prima persona ci siamo trovati sul nostro ciclomotore o motociclo in situazioni di pericolo percorrendo le due strade».

Gli autori del video ricordano «i numerosi incidenti che si sono verificati: il primo di una lunga serie nel 2006 proprio su via Grasceta, dove un giovane motociclista sansalvese ha perso la vita, travolto da due auto. L’ultimo è avvenuto solo due settimane fa, coinvolgendo due automobili. Se questa strada è così pericolosa per le automobili, potete immaginare quanto sia rischioso per noi giovani che ci troviamo alla guida di un mezzo a due ruote, certamente meno sicuro di un’autovettura. Spesso si pensa che questi argomenti non ci riguardino, ma in realtà sono più vicini di quanto pensiamo: ognuno di noi potrebbe trovarsi in queste situazioni». Da qui l’appello che suona come un richiamo per gli adulti e per chi amministra la cosa pubblica. «Voi genitori mettereste mai alla guida di un ciclomotore vostro figlio, consapevoli del pericolo a cui va incontro?». Un interrogativo che attende risposte. (a.b.)

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