Graziani, quel raduno in birreria per festeggiare i 118 anni di Hitler

Il relatore di Ortona tra saluti e canti nazisti: «Gli ebrei, i negri e i comunisti dentro al forno»
ORTONA
Questa è una storia di braccia tese e di odio puro, di nostalgia e di canzoni mostruose in cui i campi di concentramento diventano «villaggi vacanze» gestiti «dai grandi animatori delle Ss». Questa è una storia di provocazioni e di sfida alle istituzioni dello Stato. Quello stesso Stato – leggasi, nel nostro caso, il Comune di Ortona – che dice che no, non si può limitare la libertà di espressione di nessuno. Neanche di chi organizzava la festa per il 118° compleanno di Adolf Hitler e vi partecipava, in una birreria con vista sul lago di Varese, inneggiando ai forni crematori «per cuocere a fuoco lento» ebrei, comunisti e «negri», senza disdegnare altre soluzioni, come «il gas che scende piano dalla doccia con la morte che si diffonde tutta intorno a noi». L’imputato numero uno di questo processo è stato Rainaldo Graziani, figlio di Clemente, fondatore del gruppo terroristico di estrema destra Ordine nuovo. La prescrizione ha salvato lui e altre 19 persone da una condanna per «incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e razziali», tanto che i giudici, nella sentenza pronunciata il 9 dicembre 2014, parlano chiaramente di «reato consumato» e precisano che «dagli atti non emergono elementi per una pronuncia assolutoria di merito».
A distanza di 19 anni da quella cena dell’orrore, il prossimo 25 settembre, Graziani sarà uno dei relatori del convegno organizzato nella sala Eden (uno spazio pubblico) di Ortona con la partecipazione di personaggi della galassia neofascista, tre giorni di eventi veicolati sui social dal centro studi e ricerca “La Cittadella”, associazione di ultradestra. A raccontare cosa è accaduto quella sera sono le carte della procura di Varese, che riportano gli agghiaccianti cori «intonati da tutti i compartecipi», i quali si sono cimentati anche nel rivisitare in chiave nazista brani che hanno fatto la storia della musica italiana: da “Azzurro” di Adriano Celentano alla“Canzone del sole” di Lucio Battisti, passando per “Laura non c’è” di Nek. Quella sera le microcamere piazzate nel locale di Buguggiate dai poliziotti della Digos registrano tutto. A partire dalle terrificanti storpiature di Albachiara di Vasco Rossi: «Respiri piano dentro la cantina, ti addormenti di sera e ti risvegli col mitra. Ti vesti secondo legge, non ti metti mai niente senza quella c… di stella. È un particolare, ma è una legge razziale». E ancora: «Cammini per strada, sei un animale e te ne devi vergognare. E quando guardi con quegli occhi grandi, un Ss ti chiede avanti. Ma tu cosa rispondi: finisci nei campi».
I camerati di Varese si scagliano anche contro il rabbino Elio Toaff, all’epoca ancora in vita, considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica in Italia dal secondo dopoguerra sino alla morte nel 2015: «Ci facciamo il sapone». «Come un nazista addetto al forno… C’era l’ebreo, levalo di torno. Gira la manovella e apri sto gas. Cuocilo a fuoco lento il rabbino Toaff. La brace brucia sul barbecue e il comunista soffre di più. Negri e polacchi son di contorno, getta anche loro dentro il tuo forno». Davanti a Graziani e ai suoi amici, il cantante della serata dice compiaciuto: «Facciamo un po’ di stornelli, non vogliamo sembrare razzisti». Giù grasse risate. E spazio ad altre canzoni da brividi: «A’ ragazzino dentro ar ghetto, voleva da sape’ do stava il nonno. La madre glie rispose in ritornello: “Ma che ci hai guardato dentro al forno?”. Mamma, mamma, che vergogna: credi ancora al genocidio? Non lo sai: so morti tutti quanti di suicidio».
All’atrocità, in questa cena nel nome di Hitler, non c’è fine. «Tutti gli intervenuti», annota il pubblico ministero, gridano in coro il numero delle vittime dell’Olocausto: «Sei milioni di ebrei, sei milioni di ebrei, io lo rifarei». I neonazisti del lago di Varese insultano Anna Frank e osannano i simboli della Shoah: «Allora un calcio in culo e sali sul treno. Il treno per Auschwitz». La serata si conclude celebrando Benito Mussolini e con il tipico saluto nazista “Sieg Heil”.
A distanza di anni, Graziani si è pentito di aver partecipato alla festa per Hitler? Verrebbe da rispondere di no, se è vero – come è vero – che nel 2024, rispondendo alla domanda del giornalista Andrea Palladino, autore dell’inchiesta “Lago nero” andata in onda su La7, il figlio dell’ex latitante nero afferma: «Quella roba fa schifo? No».
Nel frattempo, il sindaco di Ortona, Angelo Di Nardo, ha risposto all’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) che, insieme a sette partiti di centrosinistra, aveva chiesto di revocare l’autorizzazione per il convegno in programma dal 25 al 27 settembre. «Si precisa», è scritto nella missiva diretta anche a prefetto e questore, «che l’utilizzo della sala pubblica Eden è stato prenotato a seguito del regolare deposito di un’istanza formale da parte del signor Erminio Cetrullo, in qualità di responsabile regionale Forum del Mediterraneo e del successivo pagamento della tariffa stabilita con deliberazione della giunta. Tra l’altro, non si evince dalla richiesta alcun collegamento al “Centro Studi e Ricerca Cittadella”, né il programma dell’evento, di cui si è appreso solo sui canali social, e che non sembra contenere profili di apologia del fascismo, incitamento all’odio e potenziali turbative dell’ordine pubblico». Il sindaco dimentica di dire che gli unici social che hanno veicolato l’iniziativa sono proprio quelli della “Cittadella”, il cui responsabile Sergio Saraceni – peraltro – è moderatore della maggior parte dei dibattiti.
«Il Comune non ha concesso alcun patrocinio», prosegue Di Nardo, «né ha assunto alcuna forma di adesione o sostegno politico o culturale all’evento. Gli amministratori comunali non sono stati invitati né il sottoscritto intende presenziare. L’utilizzo di una struttura comunale non equivale, quindi, a una condivisione da parte dell’Amministrazione dei contenuti, delle posizioni o delle opinioni espresse da chi organizza un’iniziativa. L’amministrazione ha operato nel mero alveo della verifica della regolarità amministrativa e contabile della domanda, senza esercitare alcun sindacato preventivo di natura politica o ideologica sui contenuti, nel rispetto del principio di imparzialità dell’azione amministrativa e del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero». Anche di chi festeggia il compleanno di Hitler e, tra una risata e l’altra, sostiene che i macellai delle Ss erano «animatori di villaggi vacanze»?
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