Grillo accende la piazza in 300 sotto la cattedrale

Il leader del M5S riesce a compiere il miracolo in una città che sembra dormiente Presentati i tre candidati in lizza per il Parlamento in provincia di Chieti

CHIETI. In una gelida sera di gennaio Beppe Grillo fa il miracolo come da queste parti riescono solo i grandi eventi. «Eccoci a Chieti, la città di Achille, una delle più storiche e antiche d’Italia. Ma dov’è il vostro tallone? Noi lo vogliamo segare!». Bastano poche battute per conquistare una piazza San Giustino affollata all’inverosimile. Il leader del M5S con lo stile consueto non risparmia nessuno, a cominciare dal locale.

«Avete una raccolta differenziata che a Nuova Dehli dicono: come fanno a fare questi casini?», ironizza. Parla di rifiuti e lavoro, di piccole imprese e tasse: «Ci dicono: “Non devi capire, devi pagare quello che non capisci”. Noi da oggi pagheremo solo quello che capiamo». Non lesina colpi duri alle massime cariche dello Stato, alla politica tradizionale e ai media, che lo accusano di essere populista, al punto che incita al coro la piazza. E non risparmia Santoro, accusato di «essere ospite di un programma di Berlusconi».

Uno alla volta prendono il microfono gli animatori del Movimento 5 stelle a livello locale e sono tre i candidati per la Camera della provincia di Chieti: Serena Smerilli, Elio Sottanelli e Gianluca Castaldi. Tra la folla spunta uno striscione “Via la gentina, potere al popolo”, accanto a una bandiera con l’effigie di Che Guevara: Hasta la victoria, siempre. La voglia di cambiamento, quella che Grillo promette animando almeno 300 teatini per una sera, è forte. «Si volta pagina», urla e snocciola il programma che promette di portare a termine se gli italiani sceglieranno di dare fiducia ai suoi. Democrazia, tasse eque e comprensibili, leggi nuove che non danneggino i lavoratori.

«Io sono uno come te che ha usato un po’ di mestiere per venire qui a parlare», risponde l’ex comico alle acclamazioni di un ammiratore. Ma la verve è sempre la stessa: applausi scroscianti, risate al momento giusto.

«La televisione ce la facciamo come diciamo noi», promette. «Con queste proiezioni ci toccherebbero 100 milioni di euro, ma abbiamo già firmato che non li prenderemo. Noi siamo arrivati fin qui senza soldi», ricorda. «Dobbiamo ripensare il lavoro, questo non è un movimento di potere politico, siamo per cambiare la civiltà, per passare dal petrolio alle energie rinnovabili: cinque anni fa avevo un sogno ed è diventato realtà. Noi vogliamo un sogno diverso e può diventare vero nelle vostre vite».

E in un attimo giù applausi e consensi, almeno sulla piazza. Comunque vada alle urne, a Beppe Grillo va di certo il merito di aver dato, per una sera almeno, entusiasmo a una città che sembra dormiente.

Francesca Rapposelli

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