Guardia giurata schierata davanti agli uffici a rischio

19 Settembre 2018

Lanciano, il Comune corre ai ripari dopo l’aggressione all’assistente sociale Il racconto di quei minuti di terrore: «Presa a calci e pugni, ho pensato di morire» 

LANCIANO. Saranno dotati della vigilanza di una guardia giurata gli uffici delle politiche sociali di via dei Frentani. È questa la prima contromisura messa in atto dall’amministrazione comunale dopo la violenta aggressione ai danni di una assistente sociale, giovedì scorso. Fino a dicembre si cercherà di racimolare dei fondi per alcune ore di sorveglianza al giorno, soprattutto nei momenti in cui si prevedono incontri particolarmente a rischio e, a partire da gennaio, sarà inserita una voce specifica nel bilancio comunale. «Abbiamo fatto questa scelta non sull’onda dell’emotività», spiega il sindaco Mario Pupillo, «ma perché come amministrazione abbiamo il dovere di garantire serenità ai nostri dipendenti e non abbassare mai la guardia sulla violenza».
FACCIA A FACCIA. Ma ieri è stata soprattutto la giornata delle politiche sociali. L’incontro alla presenza dell’assessore regionale Marinella Sclocco del personale degli uffici e dell’assessore Dora Bendotti di Lanciano, della presidente dell’ordine degli assistenti sociali, Francesca D’Atri e di altri assessori delle Politiche sociali abruzzesi, ha avuto lo scopo di dimostrare solidarietà e vicinanza alla donna aggredita, ma anche di affrontare il problema delle condizioni in cui operano i lavoratori del settore, alle prese con il dolore e il disagio di chi è in difficoltà e, sempre più spesso, con rabbia, insoddisfazione, frustrazione e violenza.
LA REGIONE. «La Regione», specifica Sclocco, «non ha competenze per intervenire sui Comuni e dire loro cosa devono fare. Ma questo vuole essere un incontro di ascolto per capire cosa dobbiamo fare e come farlo. Ad esempio si potrebbe consigliare agli enti di non separare questi uffici dal resto del palazzo, creare un sistema di sicurezza in cui tutti, dai consiglieri, ai dirigenti, ai vigili, agli assessori degli altri settori, si sentano coinvolti e corresponsabili di ciò che accade. Questo perché le Politiche sociali sono l'imbuto di una serie di servizi che non hanno funzionato e perché su questo settore si reggono le basi di tutta la città».
I DATI. Secondo l’osservatorio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali che ha intervistato 20mila iscritti all’albo su 42mila totali, solo l’11% degli operatori non ha subito aggressioni. L’88% ha invece subito minacce e violenza verbali, l’11% ha riportato danni a beni e proprietà, il 35% ha avuto paura per la propria incolumità e per quella dei famigliari e per ben il 49% dei casi l’ente di appartenenza non ha preso alcuna iniziativa concreta.
IL RACCONTO. «A terra, tempestata di calci e pugni e chiusa in un angolo ho pensato che per me sarebbe finita», ha raccontato Teresa Cappiello, l’assistente sociale aggredita, «ma il secondo pensiero è stato “non posso permettere che la mia vita finisca qui, non posso permettere a quest’uomo di non farmi tornare a casa, tra i miei cari”. Credo che le persone che lavorano per lo Stato debbano avere garantito il ritorno a casa, la serenità di svolgere un servizio per la comunità in sicurezza. Come diceva Falcone “si muore perché si è soli, perché non si dispone delle necessarie alleanze”». «Voglio ringraziare Teresa due volte», interviene commossa l’assessore Bendotti, «perché non ha mai mollato e perché lunedì l’ufficio ha riaperto regolarmente al pubblico con tutte le operatrici. Il suo è l’esempio che questo lavoro è una missione».