«Ha intascato anche i soldi destinati al marito malato»

Uno degli indagati parla dell’arrestata Zampedri: «Ha fatto una cosa schifosa» Il giudice: «Va rinchiusa in carcere, è pericolosa e può scappare all’estero»
CHIETI. «Un’altra cosa schifosa... Lei si fece fare dal direttore generale un bonifico di 30mila euro per il marito, che poverino è morto un mese fa: diceva che doveva farlo curare all’estero. E lui gliel’ha dati. Ora, andando ad approfondire, abbiamo visto che i soldi sono andati invece a una signora che è titolare di una specie di camera di commercio rumena». Anche le intercettazioni telefoniche dell’operazione Minerva incastrano Lorenzina Zampedri, ex membro del consiglio di amministrazione dell’Unidav. Tra le accuse alla manager toscana c’è quella di aver indotto in errore l’allora direttore generale Fausto Gennuso: si è impossessata di 30mila euro riferendogli che la somma «le era necessaria per la costituzione di un fondo dedicato alle cure del marito, impiegando poi il denaro per scopi personali». E così uno degli indagati, Alberto Rimicci, parla al telefono di uno degli illeciti contestati alla Zampedri: «Ha raccontato non poche cazzate», dice al suo interlocutore, estraneo all’indagine, «pure su suo marito, sulla malattia, sto poveraccio, pure su quello ha giocato». Le carte dell’inchiesta raccontano che i 30mila euro sono finiti dal conto dell’Unidav a quello di Daniela Elena Sipos (non indagata), moglie di Ciro Barbato, uno dei complici della Zampedri, anche lui arrestato. «Tale somma», scrive il giudice Isabella Maria Allieri, «veniva poi prelevata in contanti da Barbato e consegnata alla Zampedri. Tale bonifico, essendo destinato a finalità del tutto estranee a quelle dell’ente, non risultava essere mai stato né deliberato, né ratificato dal Cda Unidav». La manager, interrogata dal pm Giancarlo Ciani il 20 luglio del 2017, racconta: «Ho chiesto il prestito per le spese dell’intervento di mio marito. Daniela Sipos è la moglie del dottor Barbato, una persona con la quale sto facendo sviluppo di progetti. Mio marito l’intervento non l’ha più fatto e quindi adesso il denaro lo dovrò restituire, ma si dovrà vedere anche quanto l’Unidav mi deve per le mie prestazione». Per il giudice, dunque, il prestito «nulla ha a che vedere con le ragioni di salute del marito». C’è di più: «Appare ipotizzabile che Zampredi avesse scientemente atteso l’assenza del presidente Tommaso Marvasi per chiedere al direttore generale di operare il bonifico: quest’ultimo, in buona fede, dava disposizioni al commercialista dell’università di procedere».
Secondo il gip, Zampedri dev’essere rinchiusa in carcere «tenuto conto della spiccata capacità a delinquere, dell’estrema facilità di movimento sul territorio nazionale e internazionale, della particolare pervicacia nella costante ricerca di denari per finanziare le società dalla stessa gestite e controllate».
I domiciliari, aggiunge il gip, non sarebbero sufficienti a evitare il rischio di reiterazione del reato, «attesa l’estrema facilità con cui verrebbero elusi i controlli e comunque il proseguimento dell’attività illecita anche mediante l’utilizzo di strumenti di comunicazione telematica che, nel corso delle intercettazioni, ha dimostrato di usare abbondantemente». Per il giudice, anche intercettazioni più recenti hanno dimostrato «l’assoluta attualità e concretezza del pericolo che Zampedri possa compiere delitti della stessa specie di quelli contestati». Il riferimento è soprattutto «all’illecita attività di riciclaggio di denaro». In questa direzione, «appaiono illuminanti le conversazioni intercorse con Antonio Cilli (un altro arrestato; ndr) e relative al trasferimento di una grossa somma di denaro dalla Svizzera sempre presso la filiale di una banca di Chieti Scalo dove aveva sede il conto Unidav». È «concreto e attuale» anche il pericolo di fuga: «Zampedri», conclude il gip, «ha dimostrato di avere innumerevoli contatti all’estero (Romania, Svizzera, Slovacchia, Moldavia, Malta), di possedere un’abitazione a Bratislava e di gestire una società a Malta». (p.l.-g.let.)
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